La Bussola del Risparmio

rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista

Stiamo veramente entrando nella New Normal Economy?

Una teoria interessante che ha diversi impatti anche sui risparmiatori Italiani; una teoria che, semplificando, vede un lungo periodo futuro di bassa crescita economica e bassi tassi d’interesse.

La crisi del 2008 ha terrorizzato talmente il mondo da farlo in qualche modo ibernare nelle sue strutture economiche; nonostante gli stimoli a dir poco eccessivi messi in campo dai banchieri centrali secondo questa teoria non si riusciranno ad ottenere gli stessi tassi di crescita degli anni passati e i tassi d’interesse rimarranno bassi a lungo.

Può darsi che possa finire così ma ricordiamoci che le teorie economiche spesso sono scritte per essere smentite, esiste infatti un problema di fondo ed è irrisolvibile da qualsiasi studioso: sette miliardi di persone non possono essere riassunte in modelli economici sintetici.

Le semplificazioni adottate da queste teorie non tengono conto dell’imprevedibilità degli esseri umani e quindi non devono spaventare eccessivamente.

Se ci basassimo su queste previsioni chi ha comprato obbligazioni a reddito fisso con scadenza ultra decennale potrebbe dormire sonni tranquilli certo che i suoi titoli non perderanno mai di valore.

Se invece in qualità di risparmiatori, ci preoccupassimo delle possibili conseguenze di un aumento dei tassi d’interesse, dormiremmo sonni meno tranquilli con tali titoli in portafoglio.

La teoria del “new normal” è scricchiolata recentemente quando è stato travisato il discorso della banca centrale Giapponese che avrebbe detto di voler diminuire sostanzialmente l’acquisto di obbligazioni sui mercati; in un attimo i rendimenti sono tornati a salire ed è stato forse un presagio di quello che potrebbe accadere realmente quando i banchieri centrali stringeranno i cordoni della borsa.

Un altro aspetto da considerare è che in realtà crescita, inflazione e conseguentemente tassi d’interesse possano ripartire in un futuro non tanto lontano; segni di grande movimento si stanno avvertendo anche in Europa con la manifattura in ripresa e la disoccupazione calante, non bisogna essere così pessimisti.

A onor del vero poi ci scordiamo che una crescita più lenta non deve essere necessariamente un male ma anzi potrebbe dare benefici aggiuntivi se si accompagna a un calo delle diseguaglianze; su questo aspetto dovremmo imparare dai sistemi economici scandinavi e bacchettare il sistema Americano dove il novanta percento della crescita economica finisce nelle tasche dei paperoni Usa.

 

Soluzioni alternative di accumulo di capitale per spese imminenti

Una delle domande maggiormente poste dai risparmiatori è capire dove mettere parte dei risparmi da utilizzare per una spesa imminente, come può essere l’acquisto di un'automobile o un viaggio programmato.

Non esiste ovviamente una risposta univoca ma la stessa dipende sempre dal momento economico in cui ci troviamo.

Le alternative vanno dal “materasso” all’investimento sui mercati finanziari e sono molto ampie; se mantenere i soldi liquidi può essere un buon piano in un momento di rendimenti nulli e soprattutto se questi ci servono nel primissimo immediato, non è una buona tecnica di parcheggio quando i rendimenti e l’inflazione inizia a salire.

Attualmente siamo proprio in quel momento in cui il costo della vita inizia piano piano a tirar su la testa e dove mantenere i propri soldi sotto il materasso rischia di procurarci un piccolo danno economico.

Del resto siamo anche però in un periodo dove i tassi d’interesse sono talmente bassi da generare un rischio eccessivo persino nell’investimento obbligazionario se esso supera la scadenza che ci siamo dati per l’utilizzo dei risparmi.

Se quindi dovrò utilizzare i risparmi tra un anno, acquistare fondi obbligazionari o obbligazioni con scadenza, ad esempio, di cinque o dieci anni comporta un rischio notevole; quasi al pari di un investimento azionario mano a mano che aumento la scadenza dei titoli acquistati.

In questa fase tornano alla ribalda i conti deposito remunerati o le care vecchie gestioni separate.

I conti deposito remunerati, vincolati e non, se sono garantiti dal fondo Europeo di garanzia sui depositi e rimaniamo al di sotto dei limiti posti per persona sono sicuramente una soluzione comprensibile da tutti e sufficientemente sicura.

Chiaramente il rendimento non sarà stellare ma il nostro obbiettivo è di recuperare quei soldi con un piccolo interesse in modo da coprire l’inflazione, non specularci su.

Altra alternativa sono polizze rivalutabili collegate a gestioni separate purché siano a basso costo; se abbiamo un orizzonte temporale breve converrebbe sottoscrivere quelle senza costi d’ingresso e d’uscita in modo da utilizzarle come fossero un conto corrente remunerato.

Sono certamente più macchinose e a seconda dei casi più rischiose ma possono dare soddisfazioni nonostante le commissioni di gestione applicate sul rendimento che comunque non può essere negativo.