La Bussola del Risparmio

rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista

Valute elettroniche: che cosa è successo al Bit-Coin?

Profezia annunciata? Primi sintomi di una bolla speculativa di imminente scoppio? Qualche settimana or sono abbiamo parlato delle valute elettroniche, mezzi di pagamento che viaggiano completamente nell’etere ed hanno un controvalore in dollari riconosciuto.

In pratica sono delle monete che equivalgono a un certo numero di dollari o di euro e che possiamo acquistare online e usare per transazioni su internet di varia natura.

Negli ultimi tempi queste valute sono finite sotto osservazione perché alimenterebbero gli scambi illegali sui mercati clandestini online garantendo anonimato, minima tracciabilità dei movimenti e alta liquidità negli scambi.

Queste monete hanno anche una quotazione al pari delle valute scambiate sui mercati regolamentati e negli ultimi tempi si è diffusa un’euforia preoccupante che ha portato il prezzo di queste valute a schizzare letteralmente alle stelle inducendo molti ad entrare in un mercato ormai probabilmente sopravvalutato.

A questi tipi di rally finanziari basta poco per essere destabilizzati, in settimana la Banca Popolare Cinese ha dichiarato illegali le transazioni elettroniche attraverso questa valuta e ne ha ordinato il blocco totale.

A questo punto immaginate il panico che si è creato per chi deteneva in gran quantità queste valute elettroniche, il controvalore della stessa è sceso di quaranta punti percentuali in pochissimo tempo recuperando solo a fine seduta.

A chi ci chiede se possa essere uno strumento d’investimento rispondiamo riportando questi schizofrenici balzi di volatilità della valuta; non si può intendere come prodotto d’investimento del piccolo o medio risparmiatore in quanto altamente speculativo e francamente fuori controllo.

Nel frattempo vi è anche chi crede molto in questi nuovi strumenti valutari elettronici, tra essi anche banche d’investimento molto quotate; dobbiamo però considerare che un prodotto con minima o nulla regolamentazione rischia molto spesso di trovarsi ad incappare in bolle speculative fuori controllo.

Negli ultimi anni, a partire dalla crisi del 2008, i mercati regolamentati hanno cercato di normare maggiormente gli scambi e i mercati stessi onde “proteggere” i risparmiatori da eventi nefasti come i crolli finanziari; nel campo delle valute elettroniche invece siamo ancora ai primordi e la regolamentazione è tutta ancora da costruire.

Inflazione "made in USA", è la volta buona per la ripresa?

L’inflazione Americana potrebbe finalmente essersi rimessa sui binari giusti per raggiungere gli obbiettivi della banca centrale Usa, la Federal Reserve; il costo della vita ha accelerato la sua corsa dopo mesi di attesa non proprio incoraggiante.

Le posizioni sui dati del mese sono contrastanti, c’è chi addita già a un’evoluzione positiva dell’inflazione e chi si aspetta invece un passo indietro nei prossimi mesi; sta di fatto che qualcosa si muove e gli States sono quindi in attesa di capire se il rialzo dei tassi di interesse avverrà a tappe più forzate del previsto.

Che impatto può avere questo per i nostri risparmi? Di certo dipende molto dall’esposizione al comparto Americano, ma non solo.

Un rialzo inaspettato dei tassi d’interesse potrebbe mettere in crisi anche i comparti azionari dei paesi emergenti, tuttavia dall’inizio della strada in salita intrapresa dalla banca centrale americana l’indice che racchiude i paesi in via di sviluppo ha ottenuto performance molto positive.

Certamente i titoli obbligazionari a tasso fisso legati al biglietto verde potrebbero soffrire al pari di quello che soffrirebbero le obbligazioni Europee da un possibile, almeno nel futuro, rialzo dei tassi d’interesse.

Da tempo gli emittenti di strumenti finanziari a livello globale stanno però anticipando il mercato e trattano prodotti che si legano al rialzo dei tassi Statunitensi e alla ripresa dell’inflazione; infatti anche gli Stati Uniti emettono titoli obbligazionari con i rendimenti legati all’inflazione Americana, i cosiddetti “Tips”.

Come di certo sapete la ripresa Usa ha anticipato quella Europea e quindi loro sono avanti a noi per quanto riguarda le politiche economiche e monetarie e potrebbero essere un buon banco di prova di quello che dovrebbe succedere in Europa una volta agganciata la ripresa anche nel vecchio continente.

All’interno delle sale tecniche si è sempre parlato di come i mercati americani fossero sempre stati almeno sei mesi avanti a quelli Europei, la crisi finanziaria ha sparigliato le tradizioni ma ora potremmo essere tornati a quelle regole non scritte.

Possiamo comunque osservare l’evoluzione dei mercati Americani e prendere spunto per prepararci ai cambiamenti dei nostri mercati locali sempre facendo attenzione all’evoluzione globale degli stessi; di fatti ciò che accade negli States ha ripercussioni considerevoli in tutto il mondo finanziario.