Il BTP Futura non convince i risparmiatori

Un premio fedeltà per l’andamento del PIL Italiano e l’aggancio cedolare all’inflazione non sono serviti per incoraggiare i risparmiatori Italiani ad investire sul BTP Futura, ultima emissione del tesoro nazionale.

CI sono diverse ragioni dietro a questo fenomeno e la prima parte dalla particolare costruzione dello stesso titolo di stato che vede agganciato all’inflazione solamente il flusso cedolare, in ogni caso misero, e non il complessivo patrimonio investito nell’obbligazione.

La paura dei risparmiatori è legata all’inflazione, alla perdita di potere di acquisto dei propri risparmi e non si risolve agganciando solamente la cedola all’aumento dei prezzi.

Per estremizzare l’esempio se immaginiamo un momento di iperinflazione la cedola può si alzarsi a dismisura ma il capitale nel frattempo può vedersi una decurtazione notevolissima per effetto dell’inflazione che inciderà poi anche sulla stesa cedola come un gatto che si morde la coda.

Se prendiamo infatti i BTPi, titoli di stato italiani indicizzati all’inflazione Europea, scopriamo che gli stessi negli ultimi mesi si sono apprezzati notevolmente e al momento attuale restituiscono tutti o quasi rendimenti negativi proprio perché coprono integralmente il capitale dall’aumento dell’inflazione e quindi sono talmente acquistati che i loro rendimenti netti sono andati sotto zero.

Per dirla con parole povere piuttosto di coprirsi dal rischio di inflazioni accetto un rendimento ipotetico negativo, quindi mi coprirò dall’inflazione tolto il piccolo rendimento annuo negativo che accetto di assumere.

Non ci sono molti altri strumenti per coprirsi da questo rischio se non investire in beni materiali che conservano un valore al di là della valuta con la quale sono espressi, è questo il caso ad esempio dell’Oro e dei metalli preziosi in genere oppure degli immobili.

Per quanto riguarda quest’ultima categoria dobbiamo ricordare che non tutti gli immobili sono esentati dal deprezzamento inflazionistico o d’uso ma soprattutto quegli immobili in grado di resistere a crisi economiche, finanziarie e in generale detti “di pregio” per la posizione, la storicità e la possibilità di locazione.

Speriamo che presto il governo emetta altri titoli di stato questa volta magari con l’indicizzazione del capitale all’inflazione in modo da preservare effettivamente il potere di acquisto dei risparmi degli Italiani.

(24.11.2021)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)