L'importanza del commercio globale

La vicenda del canale di Suez ha tenuto banco la settimana scorsa ed è stato un buon modo per farci aprire gli occhi sull’importanza e sulla mole del commercio globale.

Il rimorchiatore incagliato che bloccava il passaggio a centinaia di navi dall’importante stretto aveva a bordo una quantità inimmaginabile di container.

Un piccolo intoppo ha fatto deviare la rotta a molte navi che per necessità di consegna hanno dovuto circumnavigare l’Africa con costi di trasporto alle stelle vista la maggior durata e il maggior consumo di carburante.

Questo episodio ci fa comprendere di quanto sia fragile l’ordine mondiale sul commercio globale, un campo fatto di tensioni, prove di forza, accordi di pace e di guerra.

L’amministrazione Trump ha fatto del commercio globale un’arma a doppio taglio che forse, in fin dei conti, ha tolto agli Stati Uniti quel primato che da anni pensavano di detenere ancora.
La Cina si sta attrezzando per dominare buona parte del pianeta in questo senso, stringendo accordi con paesi esclusi dal mondo occidentale, ultimo l’Iran, e accaparrandosi l’Asia e l’Africa con poche eccezioni.

In questo quadro l’Europa come al solito è attendista, non ha una politica comune di “espansione” del proprio potere commerciale estero e neanche forse un pensiero comune sul futuro della propria economia; non avere direzione rischia di farci incagliare come è successo al rimorchiatore nello stretto di Suez.

Da una parte l’Europa lascia ai privati, alle imprese, campo libero per gestire le proprie politiche di commercio estero ma ovviamente sono soggetti più deboli rispetto alle imprese Americane o Cinesi che si sentono le spalle coperte dalla presenza ingombrante dell’apparato statale.

Rimane poi il tema fiscale, l’Europa dovrà e dovrebbe prendere una decisione in merito alle grandi aziende che attraverso l’”ottimizzazione fiscale” riescono a pagare pochissime tasse sul territorio Europeo.

Il paradosso dell’imbianchino oberato dalla pressione fiscale e della grande azienda tecnologica che invece sottrae tutti o buona parte degli utili all’imposizione ci rende molto poco equi.

Con quei soldi si potrebbe creare molto in Europa, si potrebbe alleggerire il peso su milioni di contribuenti e ottenere liquidità da investire non chissà dove ma sul territorio.

Le sfide del commercio globale sono tante ma l’Europa Unita è ancora troppo indietro.

(07.04.2021)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)