Le vere ragioni dietro il crollo dei mercati finanziari

Credete davvero che il contagio limitato di una forma influenzale, seppur grave, possa far “bruciare” migliaia di miliardi di euro al business mondiale? Che gli attuali contagiati, lo 0,001% della popolazione mondiale possano essere un problema economico insormontabile?

Mi spiace deludervi ma non è così, premunirsi e preoccuparsi per quest’epidemia è collettivamente doveroso; seppur con un tasso di letalità molto basso non siamo preparati in termini di numero di letti a disposizione in strutture ospedaliere se dovesse spandersi eccessivamente ma il panico sui mercati è francamente non giustificato.

Le vere ragioni stanno in un fisiologico calo di pressione sui mercati, si sono sgonfiate le valutazioni dei titoli del settore tecnologico e sono risalite quelle legate ai titoli difensivi come le aziende farmaceutiche o dei beni di consumo.

Un normale atteggiamento sfavorevole al rischio sui mercati che si è trasformato in un panico globale generalizzato che ha accentuato i ribassi provocando una settimana da incubo per le quotazioni di quasi tutti i titoli azionari al mondo.

Come le tempeste e gli eventi climatici vengono sempre più incontrollati, devastanti e improvvisi anche sui mercati gli eventi negativi vengono spinti da una leva potentissima ed invisibile che aumenta la volatilità in termini potenziali, dopo la crisi finanziaria del 2008 il mondo è cambiato ma invece di arginare la potenza della finanza le ha dato libero sfogo.

Ci saranno dei settori che in questi due mesi prima della fine della stagione influenzale soffriranno particolarmente ma non stiamo parlando di niente che non si possa risolvere con adeguate politiche economiche.

Per chi ha conservato i portafogli con liquidità a disposizione oppure con strumenti finanziari che hanno beneficiato della crisi improvvisa di questa settimana ci saranno opportunità di entrare sui mercati “a sconto”, sia sull’azionario che sull’obbligazionario.

I settori che hanno beneficiato di più di questa (per ora) mini-crisi sono stati i titoli di stato di paesi sicuri a lungo termine e ovviamente l’oro, anche se quest’ultimo venerdì ha dato segni di cedimento dovuti alle vendite dei fondi d’investimento per coprire le perdite sulle azioni.

(02.03.2020)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)