Materie prime e inflazione: Natale costoso

Come ogni anno verso ottobre si inizia già il countdown verso il Natale e la fine dell’anno. Questo 2021 di resilienza e di ripartenza sta portando con se un problema già affrontato da noi in passato e che al momento attuale diventa sempre più pressante, l’inflazione.

Detta anche “illusione monetaria” deriva dall’aumento dei prezzi al consumo in confronto a una sostanziale stagnazione del potere d’acquisto dei cittadini ovvero in parole povere del loro stipendio.

Esistono diverse sorgenti dell’inflazione, quella che al momento sta interessando il mondo intero è detta “esogena” ovvero non deriva dalla crescita economica interna delle nazioni, dalla crescita della domanda di beni e servizi che quindi dovrebbe spingere l’economia interna ed anche i salari ma deriva dai costi “importati” ovvero che arrivano dall’estero.

Questa inflazione importata parte sostanzialmente dall’aumento del costo delle materie prime e dei trasporti: energia elettrica, gas, petrolio, rame, materiali da costruzione, plastiche, container per i trasporti sono essenzialmente esplosi nei loro prezzi e questo rende la vita difficile a tutto il mondo ormai estremamente globalizzato.

Il problema di questo tipo di inflazione è che ci rende tutti un po’ più poveri senza aumentare la nostra speranza in un futuro economico migliore, paghiamo semplicemente di più qualsiasi cosa.

Nella speranza che tutto ciò sia transitorio e che una volta ristabilita la rotta produttiva normale tutto, compreso i prezzi, ritorni alla normalità dobbiamo affrontare questo problema finanziario nel modo adeguato.

Alcuni prezzi sembrano aver raggiunto dei massimi difficilmente superabili, pensiamo al Gas Naturale e al Caffè che sono letteralmente impazziti nell’ultimo periodo, altri invece continueranno ancora per un po’ a spingere l’inflazione sempre più su.

In Italia abbiamo per fortuna alcuni strumenti che ci tutelano dalla crescita inflazionistica, i Btp legati all’inflazione e i Btp Italia sono in qualche modo agganciati a questi valori, i primi rivalutano anche il capitale in base all’andamento inflazionistico mentre i secondi agganciano solo il flusso cedolare.

Oltre ai titoli di stato italiani ne esistono similari di altri paesi europei ed extra-europei come ad esempio i TIPS, titoli di stato Usa legati all’inflazione americana.

(20.10.2021)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)