Quando toccare le posizioni in perdita

Molto spesso ci sentiamo ripetere da chi gestisce i portafogli, istituti bancari e finanziari che le posizioni in perdita necessitano di un “ritocco”, una rimodulazione.

Ma è veramente necessario? O meglio basta la condizione che il portafoglio sia in perdita per supporre che lo stesso vada modificato? No, non è sufficiente e spesso e volentieri serve solo per vendere altri strumenti finanziari con altri costi e commissioni che non servono a niente al risparmiatore.

Per questo motivo dobbiamo saper riconoscere quando è il momento di rivedere le posizioni se sono in perdita, anche perché l’altro errore che invece spesso commettiamo noi risparmiatori è di perseverare nelle posizioni in perdita sperando in un futuro di ripresa a volte impossibile.

Mediare tra queste due situazioni non è facile e ci si gioca tutto nel saper riconoscere lo strumento finanziario del quale stiamo parlando e soprattutto nel riconoscere se lo stesso avrà la possibilità di recuperare quanto perso e se in quel momento rappresenta comunque un investimento sul quale puntare.

Uno dei più grandi investitori di tutti i tempi, Buffet, non ha perso neanche un centesimo durante la crisi del 2007-2008 semplicemente mantenendo le posizioni in portafoglio e non lasciandosi perdere dal panico, le sue azioni ed obbligazioni erano tutte investite in aziende sane e solide che si sarebbero riprese dopo il tremendo tonfo di Wall Street.

Alcune volte si vedono però portafogli con situazioni “incancrenite” di titoli ormai spazzatura, in quel caso mantenerli significa solo tenere occupato del capitale e possiamo volerlo fare solo se vogliamo ritardare il più possibile la partenza dei cinque anni di minusvalenze in modo da aver un ritorno fiscale, perlomeno.

Vi sono però molte situazioni intermedie, strategie che non sono andate come speravamo, strumenti che ora che hanno perso terreno ci sembrano ancora più interessanti di prima dal punto di vista del prezzo e delle valutazioni o strumenti che invece non hanno mantenuto le promesse rispetto a quando li abbiamo comprati.

In questo caso dobbiamo chiederci: investiremmo ora, quella somma, su questi titoli? Avendo la somma a disposizione investiremmo su questi titoli o riteniamo che altri possano recuperare maggiormente date le attuali condizioni? Non ci importa più insomma che vi sia una perdita piuttosto che un guadagno, guardiamo al futuro e non al passato per decidere se vale la pena mantenere o cambiare.

(10.03.2021)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)