Torna il possibile rialzo dei tassi d'interesse

Prima della pandemia le banche centrali dei principali paesi sviluppati stavano intraprendendo un cammino di lento rialzo dei tassi d’interesse.

Questo processo fisiologico assicura un ritorno alla normalità dopo anni di incentivi economici e finanziari per far ripartire un’economia stancata dalle crisi degli anni duemila.

Dopo più di dieci anni di tassi a zero e iniezioni di liquidità era giusto sperare in una lenta risalita dei tassi d’interesse che rende si più gravoso per le imprese investire ma assicura un indebitamente più consapevole e un contenimento della spinta inflazionistica.

La pandemia ha respinto questo processo “naturale” e allungato il brodo degli stimoli ma per il 2022 la previsione è di un graduale rientro alla normalità.

Questo significa che dobbiamo premunirci di fronte a un possibile aumento dei tassi d’interesse anche più brusco di quello che ci si aspettava prima della pandemia.

Quando infatti aumentano i tassi d’interesse le obbligazioni e i titoli di stato a tasso fisso calano di prezzo perché sul mercato troveremo offerte più interessanti a tassi mano a mano più alti per coprire la perdita di valore del nostro capitale di risparmio data dall’inflazione.

Un modo per scongiurare tutto ciò è investire con tassi variabili o legati all’inflazione, in questo modo dovremmo contenere l’effetto dell’aumento dei tassi o per lo mento se non troviamo altra offerta se non a tassi fissi di accorciare la scadenza di questi titoli di debito.

Storicamente poi il comparto azionario tende a beneficiare da un rialzo moderato dei tassi d’interesse e il comparto che maggiormente potrebbe beneficiarne è quello finanziario e bancario, molto bistrattato dai mercati negli ultimi anni ma in netta ripresa nell’ultimo periodo.

Il fatto che sia sfumato l’accordo tra Unicredit e il Governo per il passaggio di Mps non inficerà molto sulle prestazioni del comparto grazie alla sicurezza che il premier Draghi assicura sia ai mercati che all’Europa; in più il livello di prestiti deteriorati in pancia alle banche Italiane è uno dei più bassi di sempre e potrebbe servire a contenere l’eventuale bolla dei prestiti garantiti “covid” che purtroppo molte imprese non saranno in grado di sostenere una volta che partirà il piano di rientro degli stessi.

(27.10.2021)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)