A chi potrebbe giovare il part-time "pensionando"?

Le aspettative riguardo alle decisioni di governo in materia pensionistica guardavano a un riassetto dell’istituto della pensione anticipata, le attese erano per l’introduzione della scelta tra il conseguire prima la prestazione e vedersela quindi decurtata di una parte oppure permanere sino al naturale raggiungimento dell’età pensionabile. Stando alle prime battute di questa legge di stabilità invece dal 2016 i lavoratori a tempo indeterminato del settore privato che matureranno i requisiti previdenziali entro il 2018 potranno chiedere ai datori di lavoro di usufruire del part time, ma non andranno in pensione e resteranno a tutti gli effetti lavoratori attivi. Il meccanismo proposto prevede che per quanto riguarda le ore non lavorate, l’impresa verserà in busta paga mensilmente al lavoratore i contributi che avrebbe versato allo Stato; quest’ultimo però si impegna a considerare ai fini del computo della pensione futura gli anni di part time come pienamente lavorati. Emergono alcuni problemi: innanzitutto il provvedimento aumenta il costo del lavoro per ora lavorata; le imprese dovranno versare gli stessi contributi che avrebbero versato a politiche invariate, ma disporranno del lavorate per un numero ridotto di ore. Se il meccanismo proposto dovrà avere il consenso del datore di lavoro, rischia di essere quindi inefficace. Un secondo problema che scaturisce da questo nuovo istituto pre-pensionistico è che con il provvedimento si crea un cuneo tra i contributi versati e la pensione effettivamente percepita. Il lavoratore dal 2018 riceverà una pensione come se avesse lavorato full time, visto e considerato che uno dei caposaldi del nostro sistema previdenziale è il legame tra contributi versati e prestazioni future il gioco potrebbe portare a spese impreviste sul bilancio dell’Inps. Ci sentiamo infine di ribadire che il provvedimento pare riguardare soltanto il settore privato mentre la necessità di ringiovanire la forza lavoro sembra essere principalmente un problema del settore pubblico. In questo oneroso settore di spesa Italiano infatti i blocchi delle assunzioni da cinque o sei anni stanno causando un invecchiamento drammatico della forza lavoro.

(30.10.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)