Andrò mai in pensione? I dubbi della generazione perduta

Sono stati ribattezzati la “lost generation”, ovvero quei giovani che hanno speso i loro primi anni di lavoro all’indomani della più grande crisi finanziaria da ottant’anni a questa parte. Precari, senza tutele, abbandonati dal mondo del lavoro in cui tutti speravano di trovare posto; soprattutto in Europa questa generazione è stata colpita duramente e rischia di perdere il treno vedendo passare anni e anni di stagnazione economica. Un problema molto avvertito e che spesso riscontriamo è quello della pensione; in genere se ne lamenta chi è in procinto di andarci, cerca di capire come sfruttarla al meglio chi è nella fascia adulta dei quaranta e cinquant’anni ed infine ne è demoralizzato chi la vede ancora molto lontano, diciamo dopo circa mezzo secolo di lavoro. Proprio a questi giovani bisogna dare qualche consiglio utile e bisognerebbe anche predisporre della formazione in modo che siano più preparati ad affrontare un mondo del lavoro sempre più “liquido” e dove ognuno deve imparare a gestirsi il proprio risparmio previdenziale, anche quello pubblico. Molti ragazzi hanno il problema di contratti di lavoro instabili, contribuzioni a più casse previdenziali e in alcuni casi persino contratti che non maturano contributi ai fini pensionistici. Così facendo spesso perdono interi anni di contribuzione o non si raccapezzano sulle varie posizioni che hanno all’attivo nella propria previdenza pubblica. La prima valutazione da farsi infatti per chi ha alle spalle qualche annetto di contribuzione e davanti a se una vita lavorativa è sul primo pilastro previdenziale, ovvero ottimizzare la propria posizione contributiva pubblica o, in qualche caso, accenderla spontaneamente in modo da accumulare anzianità lavorativa. Solo dopo questo passaggio fondamentale andremo a parlare di previdenza integrativa, i giovani capiscono che ne hanno bisogno ma sono spaventati dal dover versare ancora parte del proprio stipendio o in taluni casi il Tfr che un domani potrebbe far comodo. Affrontando il problema senza paure capiamo però i vantaggi fiscali di una lunga contribuzione, anche se modesta, e come non si perdono i benefici di un’eventuale necessità di anticipazione del Tfr.

(02.10.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)