"Buy the dip" : un detto USA come guida per il timing

Dal 2009 ad oggi il mercato azionario americano è stato caratterizzato da un’espansione notevole dovuta in parte consistente alle politiche monetarie adottate dalla banca centrale Americana. Durante questi lunghi cinque anni di trend positivo della borsa Usa non sono mancate le correzioni, anche marcate, dei prezzi. Le motivazioni sono state molte: la paura di un interruzione precoce dei sostegni all’economia, la crisi finanziaria del debito Europeo, le attese per nuovi stimoli. Su ogni singolo rintracciamento però il motto che veniva espresso dagli operatori era sempre uno: “Buy the Dip”, ovvero comprare sul calo dei prezzi; in questo modo si dava un segnale di ingresso nei mercati nel momento migliore, ovvero dopo una correzione del cinque, dieci o anche venti percento. In Europa l’allentamento monetario è iniziato da pochi mesi e forse ci troviamo nel bel mezzo di uno di questi “Dip”; se prendiamo ad esempio la storicità dei mercati americani dovremmo essere tentati di entrare in un momento favorevole come questo dove i corsi azionari si sono sgonfiati un po’. L’attenzione però deve sempre esserci e in questo caso bisogna valutare se si tratta solamente di un calo fisiologico dei prezzi o se vi sono ragioni sostanziali più corpose. Se le motivazioni di questo calo dei prezzi risiedessero nelle valutazioni economiche pure o in accadimenti non attesi dell’area euro saremmo più preoccupati; sembra invece che di fronte a un giusto recupero della moneta unica verso il dollaro e un rialzo più che legittimo del petrolio dopo mesi di discesa libera i mercati abbiano tirato i remi in barca. In effetti petrolio più caro ed euro più caro non favoriscono le imprese e le esportazioni ma rispetto a qualche tempo addietro siamo comunque su livelli generosi per le aziende Europee. L’altro fattore che ha fatto rallentare i mercati è stata l’improvvisa consapevolezza che i rendimenti dei titoli di stato non potranno restare negativi nel breve periodo per tanti anni; anche qui però gli attuali livelli di costo del debito sono decisamente sostenibili da quasi tutti i paesi Europei e le paure che incidano sull’attività economica appaiono eccessive.

(12.05.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)