Com'è andato il 2015, anno difficile per i mercati

A fine anno si tirano le somme e il 2015 non ha portato tutti i doni sperati dagli operatori durante il capodanno passato. E’ stato mediamente benevolo con gli indici azionari anche se ovviamente ha fatto passare brutti momenti durante l’estate; l’anno si sta però chiudendo positivamente per ora sui principali indici con i tecnologici Usa, il Giappone e l’Europa complessivamente positivi. In molti si aspettavano di più da un’Europa “drogata” di liquidità ma forse non è ancora arrivato il momento di raggiungere le quotazioni dei cugini titoli americani. Ciò che preoccupa di più è che il 2015 è stato l’anno del crollo di molte materie prime che già negli anni precedenti non se la passavano per niente bene e quindi a fronte dell’oro che lascia sul campo per adesso quasi dieci punti percentuali abbiamo situazioni molto più gravi nei metalli industriali e nei petroliferi. In realtà a fronte di una ripresa economica questi avrebbero dovuto apprezzarsi se non altro per le prospettive future di maggior produzione industriale; questa divergenza di prezzi spaventa quindi non poco i mercati visto che i cali di ciò che dovrebbe essere la base della produzione sono stati pesanti. Il riscontro positivo è che cali così marcati del costo dell’energia dovrebbero spingere la crescita in molte zone del mondo anche se deprimeranno ancora di più i Paesi Emergenti, elemento essenziale nel costruire la crescita mondiale visto il loro ormai alto peso nei consumi. La crisi dei petroliferi porta con se strascichi importanti anche in un mercato molto attento alle valutazione economiche, ovvero quello dei titoli obbligazionari ad alto rendimento globali o se vogliamo i famosi “junk Bonds”. Questi infatti hanno risentito del contraccolpo sulle aziende di estrazione tanto da chiudere il primo anno in negativo dalla crisi finanziaria del 2008; segnale molto critico per alcuni sul futuro andamento anche degli stessi mercati azionari. Per ora quindi un anno più rosso che verde per i risparmiatori, l’importante come sempre è non fermarsi all’anno per valutare il proprio portafoglio titoli ma osservarlo su scadenze e spettri temporali più lunghi.

(24.12.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)