Cosa succede al nostro sistema previdenziale

Non bastava la dinamica demografica del nostro paese, unitamente ai sacrifici richiesti a milioni di giovani Italiani, ora dice la sua anche l’Europa su una riforma previdenziale tra le più all’avanguardia nel mondo. L’Europa “invita” infatti l’Italia a restituire i danni derivati dal blocco delle rivalutazioni pensionistiche di quelle prestazioni previdenziali al di sopra dei 1500 euro al mese. Il primo Agosto di quest’anno quindi quasi quattro milioni di pensionati riceveranno un discreto bonus a parziale copertura del precedente blocco delle rivalutazioni voluto dalla riforma Fornero. La suddetta riforma, molto discussa, rimane uno dei fattori chiave che ha dato credibilità all’Italia e ha raddrizzato quell’immenso problema del bel paese che il peso del debito previdenziale. Il nostro Paese infatti ha una dinamica demografica nella quale sempre meno giovani lavoratori dovranno mantenere sempre più pensionati. Molte delle pensioni che riceveranno il bonus di rivalutazione sono calcolate con il metodo retributivo che per sua natura si prestava a corrispondere in pensione molto di più di ciò che si aveva versato durante il lavoro. I giovani sottopagati e sfruttati dall’attuale mondo del lavoro avrebbero tutti i motivi per scendere in piazza; ci sfuggono le motivazioni economiche che hanno portato la corte europea a ingerire verso le scelte politiche italiane dando maggior potere d’acquisto a chi non alimenta i consumi e a chi non ne ha necessità. Per sostenere i futuri pensionati, ovvero noi lavoratori attuali, saranno necessarie ulteriori riforme e sarei contento di dare a mio figlio la possibilità di accedere a un mondo del lavoro più sereno senza il peso di due, quattro o dieci genitori da mantenere. Anche l’uscita anticipata non è una soluzione economicamente valida, l’obbligatorietà del sistema pensionistico pubblico serve proprio ad evitare stati di indigenza dettati dalla natura umana che pensa poco al proprio futuro. Siamo infatti tra i paesi che hanno la più bassa quota di lavoratori sopra i sessantacinque anni, anche questo dovrà cambiare in prospettiva.

(21.05.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)