Domande da mercati incerti : risposte da pianificazione finanziaria

Vale ancora la pena investire in obbligazioni? I mercati azionari sono troppo alti? Il dollaro ha finito la sua corsa? Il petrolio risalirà? Tutte domande lecite ma senza una risposta esatta; quando clienti, amici, conoscenti, lettori mi rivolgono queste domande rispondo sempre di non avere la verità in tasca ma di essere certo di non avercela, la verità. Questo gioco di parole è in realtà ciò che salva il risparmiatore dal fare previsioni che nel novanta percento dei casi risultano errate; accettare il fatto di non saper prevedere l’andamento futuro di variabili economiche troppo complesse ci dà un’arma di grosso vantaggio verso i mercati. Esistono tre livelli di attori sui mercati: chi li governa, i fondi e le banche d’investimento ad uso dei risparmiatori Vip e infine i risparmiatori cosiddetti “retail”, ovvero noialtri. Le mani forti dei mercati, i grandi fondi e le corporazioni di banche regolano mediante le loro risorse finanziarie e politiche i prezzi dei mercati. I fondi più piccoli derivati da esse cercano di approfittare delle conoscenze messe a disposizione dai mercati, mentre i risparmiatore finale è in balia dei mercati e spesso si affida a previsioni che riescono a distoglierlo dalla verità scottante dell’impossibilità di fare previsioni o prevedere il mercato. Per questo la mia risposta alle domande di cui sopra è sempre di sapere di non sapere, e in secondo luogo di chiedersi prima perché intendo investire i miei risparmi e cosa mi aspetto per il loro futuro. Chiedersi ciò infatti aiuta a fare chiarezza, i mercati azionari non sono più alti o bassi se il mio orizzonte temporale è assicurare un patrimonio ai miei figli giovani e il prezzo del dollaro non ha più tanto senso se invece di guardare ai movimenti possibili da qui a due mesi ricerco una diversificazione valutaria per il mio portafoglio. Come spesso accade quindi non è la risposta a mancare ma è la domanda ad essere formulata male, la pianificazione finanziaria famigliare e quindi “dare un nome ai soldi” è il primo passo da cui partire.

(26.05.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)