Domande dai lettori : a che punto sono i Paesi emergenti?

Spesso mi chiedono pareri sull’affascinante mondo dei Paesi emergenti, classe decisamente eterogenea d’investimento dove spesso troviamo mischiate insieme nazioni dai quattro angoli della terra. Non possiamo essere esperti di tutto e sinceramente si fatica già a capire il pazzo mondo dei mercati finanziari nostrani, figuriamoci analizzare peculiarità e problematiche del sudest asiatico o del sud America. A volte però la strana conformazione dei mercati borsistici ci dà una mano nell’azzardare valutazioni soprattutto perché le asset class riflettono sì Paesi reali, ma anche la psicologia comune di circa due miliardi di piccoli risparmiatori in giro per il mondo. Ci sono sempre e giustamente grandi paure legate ai Paesi emergenti, innanzitutto si tratta di piccoli mercati finanziari che possono subire pesantemente fuoriuscite improvvise di liquidità dovute a eventi esogeni ma anche la più attuale paura che il deprezzarsi delle monete di questi Paesi aumenti il peso del debito in valuta estera. In realtà da qualche anno la fascia degli emergenti viene bistrattata dagli investitori e si sono trovate scuse di ogni tipo: il rallentamento della Cina, il calo del petrolio, il rialzo dei tassi Usa, ecc. Proprio per questo l’azionario di questi Paesi spesso è rimasto al palo subendo pesanti emarginazioni quasi sociali, ma quale è la realtà economica degli ultimi anni? Sembrerebbe, come spesso accade, essere proprio il contrario dell’andamento finanziario: crescita migliore dei paesi sviluppati, indebitamento medio minore, valutazioni sugli utili molto convenienti. In parole povere forse dopo qualche anno di paure i paesi emergenti devono far valere ancora il peso delle loro basse valutazioni sui mercati; come detto qualche settimana fa insieme alle materie prime, comparto con il quale sono legati a doppio filo, potrebbero essere la rivelazione positiva in caso di stabilizzazione economica dei Paesi sviluppati. In caso contrario bisogna sempre ricordare che la volatilità storica sui Paesi emergenti è molto maggiore e quindi il rischio associato di conseguenza.

(02.04.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)