I mercati in stallo, quali saranno i prossimi driver

Le sedute di “sali e scendi” sui mercati sono molto più pericolose di quanto si pensi, in realtà l’indecisione delle borse è spesso peggiore di una direzione precisa, anche negativa.

Da questo punto di vista i mercati non hanno ancora superato la paura del dubbio, del non avere la verità in tasca e più in generale del Socratico “non sapere”.

Del resto essi stessi rappresentano perfettamente le emozioni di milioni di persone che attraverso la gestione solitamente non razionale dei propri risparmi trasmettono al mercato le loro paure, ansie, euforie.

Il dubbio quindi attanaglia i mercati in quei momenti dove non ci sono motivi per comprare né motivazioni per vendere; se questi momenti detti di congestione sono brevi non ci sarà da preoccuparsi mentre il protrarsi degli stessi porterà a stress potenzialmente nocivi.

Quali possono essere a questo punto i driver che faranno muovere i mercati nell’ultimo mese dell’anno? Analizzando il breve periodo le reazioni agli avvenimenti bellici nordafricani potrebbero generare qualche turbolenza mentre una nuova attenzione ai dati macro Europei ed Americani dovrebbe sostenere i corsi verso fine anno.

Nel medio-lungo periodo invece la partita si giocherà su due fronti: la capacità del mondo occidentale di riguadagnare, probabilmente insieme, il ruolo di locomotiva (dopo il fallimento sul campo della Cina) e la ripresa graduale dei Paesi Emergenti.

Quest’ultima è ritenuta fondamentale anche dalle banche centrali occidentali in quanto negli ultimi decenni la crescita del Pil mondiale è stata sostenuta da questi paesi che ormai corrispondono a più della metà della ricchezza prodotta sulla terra.

Quest’ultima condizione è sicuramente la più difficile da avverarsi visto che coinvolge anche volontà politiche legate al prezzo delle materie prime e soprattutto alla generazione di mercati di scambio più equi.

Mentre ci accingiamo a risanare i fondamentali economici Europei dobbiamo essere consapevoli che per prolungare l’attuale economia basata sulla crescita non possiamo esimerci dal coinvolgere nazioni economicamente ancora da costruire.

(27.11.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)