Il risparmiatore visto dal mondo della finanza

Ci siamo imbattuti recentemente in un’intervista di un grande premio Nobel americano, Robert Shiller, incaricato di spiegare alcuni fenomeni che avvengono quotidianamente nella realtà del risparmio di tutti i giorni. Alla domanda relativa la pratica di vendita di prodotti finanziari non adatti al consumatore finale le parole dell’economista sono durissime: “Un concetto fondamentale in psicologia è che spesso le persone prendono decisioni di cui non sono soddisfatti. Per questo poi vanno dagli psicoterapeuti! Se le imprese hanno la possibilità di fare profitti portandoci a prendere delle decisioni che sono buone per loro ma cattive per noi, lo faranno. Hanno lo stesso incentivo a fornirci quello che vogliamo rispetto a fornirci quello che non vogliamo”. Molto spesso, aggiunge lo stesso Shiller, dietro la reputazione e il nome di istituzioni finanziarie si cela l’inganno per poter perpetrare la stessa pratica di vendita giustamente negli interessi aziendali ma decisamente meno per quelli del risparmiatore. A questo punto dell’intervista si fa una disamina dei comportamenti sbagliati in queste situazioni e dei caratteri dei vari risparmiatori: c’è chi ha un deficit di conoscenze perché è stato esposto a un set di informazioni che lo portano a prendere decisioni sbagliate, ci sono poi i risparmiatori “psicologici” che sono in balia dei propri sentimenti, emozioni e comportamenti sbagliati. Un trucco per evitare di essere abbindolati? Teniamo presente che i prezzi dei titoli riflettono le storie che si raccontano attorno a questi titoli. Queste storie non rispecchiano solo i fondamentali economici; buona parte di esse sono generate da persone che vivono vendendo questi titoli. Una di queste narrazioni storiche per aiutare la vendita fu quella della convinzione che le azioni avranno sempre performance migliori rispetto agli altri comparti d’investimento nel medio-lungo periodo. Questa è apparsa la prima volta durante il ribasso dei mercati del 1982; l’uso è poi esploso fino al suo picco nel 2000. Con l’andamento positivo dei mercati era vantaggioso per i pescatori di sprovveduti instillare l’idea che questo trend sarebbe continuato per sempre.

(06.10.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)