Inflazione e tassi, come gli interessi combaciano

Quando parliamo d’inflazione ai risparmiatori si drizzano le orecchie repentinamente e iniziano a tremare sotto i colpi di un immaginario dove i loro sudati risparmi di una vita perdono valore progressivamente. In passato l’inflazione ha effettivamente, in alcuni casi, giocato un ruolo molto particolare nella storia economica capitalistica; a volte infatti ha colpito alcuni paesi in modo tanto brusco da azzerare il valore reale di interi patrimoni detenuti nella valuta del paese di riferimento. Quando parliamo di crescita del Pil infatti dobbiamo sempre ricordarci di esaminare anche l’inflazione poiché se la mia ricchezza cresce di un punto percentuale ma al contempo l’inflazione cresce anch’essa dell’un percento il risultato effettivo sarà di stagnazione. Negli ultimi anni il pericolo però è stato un altro: la deflazione. Questa malattia delle economie del tramonto capitalistico porta conseguenze terribili quali la stagnazione economica, il calo dei consumi, sfiducia e carenza di investimenti. Mali insanabili per i nostri tessuti economici contemporanei. Quale è quindi il male minore, inflazione o deflazione? L’ottimo, come spesso accade, sta nel mezzo e quindi in un’inflazione controllata e moderata che spinga gli investimenti e crei giro d’affari per l’economia. I governi e le banche centrali possono in qualche modo regolare l’andamento dei prezzi anche se non sempre vi riescono e le politiche monetarie servono proprio a questo scopo. Attualmente le politiche delle banche centrali di mezzo mondo sono orientate a creare inflazione e qualche timido segnale di ripresa della stessa si sta osservando tanto che alcuni investitori ipotizzano di rientrare nel mercato dei titoli legati all’inflazione nel breve periodo. Tutti noi speriamo in segnali positivi della ripresa dei prezzi perché questo significherebbe contestualmente una ripresa economica improntata sul consumo più che sugli aiuti finanziari, di contro è difficile sostenere al momento una ripresa repentina dei prezzi e forse varrebbe la pena aspettare i primi segnali reali prima di prendere esposizione.

(19.05.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)