L'innata accortezza, o sfiducia, degli italiani

Circa trentasei milioni di italiani ritengono che la ripresa sia lontana, segnale di sfiducia sul futuro. La risposta delle famiglie italiane in termini di scelte finanziarie è stata l’accumulazione di contante e depositi bancari a breve termine. Dall’ultimo rapporto Censis esce una fotografia della società italiana a sette anni dallo scoppio della crisi: scettica, sfiduciata e intenta a correre ai ripari. La quasi totalità del campione considerato, ben il 94%, si ritiene, in una qualche misura, insicuro rispetto al futuro proprio o a quello della propria famiglia. Nello stesso tempo gli Italiani hanno accumulato poca ricchezza e di certo non l’hanno accumulata in asset rischiosi ma hanno aumentato enormemente la loro percezione del rischio lasciandosi tentare alla liquidità di portafoglio. Il totale dei titoli obbligazionari, sia governativi sia privati, detenuti direttamente dalle famiglie è crollato di circa 220 miliardi di euro, con una riduzione di quasi il 40% in termini reali. Una sorte simile ha colpito i titoli azionari, il cui valore nei portafogli si è ridotto di circa il 13% in sette anni. In diminuzione in termini reali rispetto al 2007 anche i fondi comuni, che pur stanno vedendo una rapida ripresa negli ultimi anni. Come osserva il Censis, l’imperativo del momento riguardo alla gestione dei risparmi delle famiglie è “meglio soldi disponibili subito”, e anche quando si decide di assumersi un qualche rischio si cerca di “tutelare il capitale investito”. Per questo sono aumentati conti vincolati, assicurazioni e prodotti a capitale garantito che spesso però nascondono alti costi si sottoscrizione ed anche di tenuta. A volte capita che dietro la percezione di un prodotto sicuro, se “inscatolato” adeguatamente, si possano celare in realtà elementi di forte rischio: è il caso di prodotti a capitale garantito che però basano questa garanzia su titoli obbligazionari ad alto rendimento. Questi titoli che spesso hanno rating molto bassi danno ora la possibilità di costruire questi strumenti ma il rischio ultimo che ci assumiamo rimane rispetto a questi emittenti.

(11.06.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)