La valutazione di un fondo, principi base ed approfondimenti

Da qualche mese il mercato legato al mondo del risparmio sta cambiando: in periodi di maggior fiducia economica e di rinnovato appetito per il rischio le case d’investimento normalmente spingono l’acceleratore su fondi e certificati d’investimento legati soprattutto ai comparti azionari.

I primi, i fondi comuni di investimento, diventano uno strumento essenziale anche nel comparto obbligazionario dal momento in cui i rendimenti ottenibili per la clientela di piccoli risparmiatori sono effettivamente scarsi.

Premettiamo che questi contesti dove vendere titoli obbligazionari non è più conveniente e ci si sposta sempre più sul rischio per cercare di ottenere qualcosa sono molto pericolosi, momenti di panico infatti potrebbero cogliere impreparati molti risparmiatori eccessivamente esposti.

I fondi comuni di investimento costituiscono però anche un ottimo canale per accedere a rendimenti interessanti, sia azionari che obbligazionari, a cui difficilmente avremmo accesso come piccoli risparmiatori; attenzione però che in questo campo scegliere bene conta molto.

Quando ci propongono un fondo, che ricordiamo ha un valore sempre variabile, pensiamo se abbiamo scelto comparto, strategia e ammontare prima del prodotto stesso! E’ essenziale adattare i prodotti alle nostre esigenze e non viceversa.

La prima impressione spesso è quella che conta anche con i fondi comuni, fatevi stampare il grafico comparato dell’andamento del fondo rispetto al suo benchmark e valutate immediatamente se il gestore “ruba lo stipendio” o effettivamente produce dei benefici rispetto alla passività.

Questa deve essere la prima scrematura, successivamente possiamo consultare il “Ter” del fondo che individua quanto ci costa lo stesso, quanto paghiamo effettivamente per accedere alla maestria del gestore.

Il terzo passaggio consiste nel valutare le esposizioni totali del fondo, quali e quanti prodotti acquista; in questo caso valuteremo se il gestore per generare valore aggiunto fa scelte qualitative o semplicemente aumenta la dose di rischio (investendo a leva sull’azionario, maggiormente in paesi ad alta volatilità, in titoli obbligazionari subordinati, ecc…).

(10.03.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)