Poste Italiane viste dall'Economist

Di recente l’Economist si è occupato del più grande evento finanziario italiano dell’anno: la quotazione in borsa di Poste Italiane. Questa riguarda più del 40% dell’azienda, l’operazione dovrebbe raccogliere quasi dieci miliardi di euro. Si tratta della più grossa quotazione del paese in 16 anni ed è la prima scintilla di un programma di privatizzazioni che il governo spera dia un segnale di rinnovamento agli investitori esteri. A causa del dominio delle email e di altre forme di messaggistica elettronica, il numero di lettere spedite nell’Unione Europea è crollato da 108 miliardi nel 2008 a 86 miliardi nel 2013, secondo quanto riporta la Universal Postal Union, un’agenzia delle Nazioni Unite. Poste Italiane è stata meno colpita dalla contrazione del business della spedizione di lettere rispetto ad altri operatori europei, per il semplice motivo che gli italiani hanno sempre inviato meno lettere rispetto, per esempio, ai francesi o agli inglesi: preferiscono parlare al telefono. Ma i volumi di invio di materiale pubblicitario si sono contratti durante la crisi dell’euro. E la riduzione è continuata da allora: i ricavi dell’azienda dall’attività postale sono scesi del 6,5% nella prima metà del 2015. Se la spedizione delle lettere langue, quella di pacchi è florida grazie soprattutto allo sviluppo del commercio on-line. Poste Italiane è stata più lenta, detiene una quota del mercato dei pacchi di solo il 12%, mentre altri servizi postali nazionali tipicamente ne controllano il 40-50%. Il nocciolo dei ricavi di Poste Italiane proviene da servizi assicurativi (66%) e altri servizi finanziari (19%). Facendo leva sui suoi clienti detentori di conti correnti, Poste Italiane ha spinto il collocamento di prodotti assicurativi e adesso punta a espandersi verso il settore del risparmio gestito. Si allontana in pratica dal suo servizio nativo avvicinandosi più a un istituto bancario. I risultati economici degli ultimi anni sono stati buoni e la domanda iniziale per la quotazione è stata elevata. Solo, non menzionate i servizi postali.

(06.11.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)