Puntare sul dividendo in un periodo di tassi bassi

I Bot a sei mesi, titoli di stato italiano a brevissimo termine, hanno ormai rendimenti negativi; non parliamo poi dei cugini titoli di stato Tedeschi o Francesi che viaggiano intorno al rendimento nullo anche su orizzonti temporali di cinque o sette anni. L’enorme quantità di liquidità immessa sui mercati ha prodotto questo effetto: i rendimenti obbligazionari sono i più bassi storicamente avvertiti anche in confronto con il livello prospettico di inflazione a medio termine. In questa situazione stiamo riscoprendo il valore dei dividendi azionari; è normale in quanto la differenza tra la percentuale data dal dividendo e quella della cedola fa strabuzzare gli occhi al risparmiatore. Da un lato è perfettamente in linea con il ciclo finanziario, i flussi infatti si spostano di questi tempi dai comparti obbligazionari a quelli azionari alla ricerca di maggior rendimento, finanziando e spingendo nel contempo la crescita economica. Da un altro lato bisogna però ricordarsi della relazione rischio-rendimento e capire che i dividendi sono ben diversi dalle cedole. Le azioni infatti hanno un prezzo molto variabile e soprattutto non hanno come nel caso delle obbligazioni una scadenza predefinita con conseguente rimborso certo di un capitale. Acquistando un titolo azionario sopporterò infatti il rischio massimo presente sui mercati finanziari; per questo motivo si tende a preferire una strategia che vada ad assicurare un paniere di titoli che erogano alti dividendi distribuendo però il rischio legato alle variazioni dei prezzi di borsa. Esistono strumenti come fondi comuni d’investimento ma anche i cugini meno costosi, gli Etf, che permettono con cifre molto basse di esporsi a un gran numero di azioni ad alto dividendo in modo da beneficiare della “cedola” abbassando nel contempo il grado di rischio rispetto all’acquisto del singolo titolo azionario. Quando vi propongono degli investimenti puntando sul catalizzatore degli alti dividendi ricordatevi che oltre alla percentuale del dividendo o della “cedola” che sia bisogna considerare anche le variazioni del prezzo del titolo che spesso nel caso delle azioni incidono in maniera preponderante.

(13.11.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)