Quando i mercati cercano di giustificare i prezzi

Il caso della settimana riguarda un cittadino spagnolo che anni fa, nel lontano 2006, aveva contratto un mutuo ipotecario sull’abitazione al tasso Libor Svizzero in aggiunta a uno spread di mezzo punto percentuale. Prendi fiato, dopo una corsa di svariati chilometri prendi fiato. Siamo nel mezzo, o abbiamo perlomeno intravisto, a uno degli storni di mercato più attesi di sempre; i mercati azionari sono come i corridori e devono respirare, riposare e ripartire. Se si tratta di corse veloci su tragitti brevi anche il tempo di riposo sarà corto e la ripartenza veloce, discorso a parte se guardiamo, come nel caso americano, a maratone di anni che richiedono mesi di preparazione e mesi di recupero quando finisce la “benzina”. In quest’ottica lo storno dei mercati azionari Europei era atteso e giusto, i media hanno voluto imputare a tutti i costi lo scivolone all’ormai stantio dramma Greco prendendo spunto dai rendimenti dei titoli ellenici saliti al ventisei percento a due anni. Ovviamente sono numeri impressionanti ma probabilmente si tratta di speculazioni di mercato piuttosto che di un prezzo reale della possibilità di un’uscita Greca dall’euro; a questi rendimenti vorrebbe significare che gli operatori si aspettano un disastro con la probabilità del cinquanta per cento circa. Non vi è un motivo particolare nel balletto delle quotazioni e per l’investitore che mantiene e crede nella sua strategia di medio e lungo periodo questi sobbalzi non devono neanche tangere l’animo. Si avvicina anche il fatidico periodo delle vacanze estive e del detto “vendi in maggio e vai in vacanza”, mantra borsistico per eccellenza che negli anni tende ad autorealizzarsi e quindi non va sottovalutato; i mercati infatti nel periodo estivo sono più sottili. Sottili significa che a parità di ammontare di titoli ci sono meno scambi e quindi aumenti di volatilità incidono molto di più sulla variabilità dei prezzi che in altri periodi dell’anno. Ricorda la stessa dinamica che accade nei piccoli mercati borsistici dei paesi emergenti in momenti di crisi, i capitali escono, i volumi sono bassi e la volatilità risulta maggiore anche se non esistono motivi economici validi che legano la crisi o la burrasca a quello specifico paese. L’importante è non credere sempre alle giustificazioni dei mercati ma mantenere una visione più ampia.

(28.04.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)