Derivati? Distinguiamo i casi e le possibilità d'investimento

I derivati non sono tutti uguali. Si usavano anche nell’antica Roma e ancor prima tra i greci vi fu l’inventore del primo contratto a termine sul raccolto delle olive. Certo la finanza del ventesimo secolo li ha portati ad occupare un posto di prim’ordine nei mercati globali, pensiamo che il loro valore potenziale è immenso, più di cinque volte il Pil globale. Siamo così sicuri però di dover prendere questi valori a confronto? In realtà dovremmo considerare il loro valore attuale se andassimo ad estinguere queste “scommesse” che altro non sono i contratti derivati. In questo caso il valore degli stessi scenderebbe ad una ben più bassa quantificazione di un quinto del Pil globale circa e scenderebbe ancora se, a ragione, considerassimo nulle le scommesse contrarie. La posizione netta elide derivati che comportano flussi di cassa che si annullano tra loro. Per restare nel campo delle scommesse, pensiamo a uno scommettitore che abbia puntato sulla vittoria della Roma nella prossima partita di campionato e a un altro che abbia invece scommesso sulla sua sconfitta. La posizione lorda somma il valore di mercato delle due scommesse. Quella netta considera invece il fatto che non è possibile che la Roma vinca e perda la medesima partita. La leva finanziaria c’è ed è anche molto importante monitorarla per il risparmiatore perché dà un segnale di eccessiva speculazione che potrebbe portare a bruschi movimenti di mercato. Quando infatti la leva finanziaria utilizzata per acquistare azioni è massima facilmente il valore delle stesse azioni sarà “drogato” dagli eccessivi acquisti e rischierà quindi prima o poi di ritornare al suo valore normale producendo una perdita per il risparmiatore che avesse seguito in ritardo i mercati. A parte quindi la funzione di campanello d’allarme per il risparmiatore i derivati possono essere anche utilizzati per il loro scopo primario, ovvero di copertura dei rischi. Questo significa che vi sono strumenti che utilizzano i derivati per ridurre il rischio per i risparmiatori e possono essere usati anche da aziende per evitare perdite inattese dovute al rischio sui tassi d’interesse, sul prezzo delle materie prime o meglio ancora sui tassi di cambio.

(30.03.2016)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)