Il bilancio del 2016, anno infausto per le previsioni

Ricordate cosa successe a gennaio 2016? Il peggior inizio d’anno di sempre per il mercato americano, le azioni Usa perdettero dieci punti percentuali in poche sedute. A quell’epoca molti analisti consigliavano di liquidare le posizioni, parlavano della punta di un iceberg molto più consistente di vendite all’orizzonte; esprimevano consenso sul fatto che il mese di gennaio storicamente fosse indicativo di tutto l’anno. I passati dodici mesi però hanno voluto diversamente e ci hanno confermato che gennaio non è per forza indicativo degli sviluppi futuri, sia le azioni usa che quelle dei Paesi Emergenti si avviano a chiudere l’esercizio con performance notevoli. Le lezioni che la storia ci insegna in finanza sono molteplici, da un lato non dobbiamo farci prendere dal panico e reagire frettolosamente a qualche periodo burrascoso ed anzi in alcune occasioni le cosiddette correzioni sono un’opportunità d’acquisto notevole per chi vuole accumulare posizioni sui mercati. Quest’anno è stato poi esemplare per quanto riguarda le mancate previsioni, le votazioni che hanno preso parte in tutto il mondo hanno confermato che le borse si muovono indipendentemente dalle decisioni popolari ed anzi tendono ad agire contrariamente al senso comune. Tutto quello che è successo ci porta a riproporre concetti semplici ma efficaci per chi vuole avvicinarsi al mondo degli investimenti e cercare di far rendere i propri risparmi. Il primo passo è quello di evitare la speculazione, avere un orizzonte temporale più lungo ci aiuterà ad evitare disturbi gastrici ad ogni movimento improvviso di azioni o obbligazioni. Decidere una linea d’investimento, un allocazione diversificata per i propri risparmi, che costi poco è il punto focale di ogni buon risparmiatore; non possiamo esimerci dall’approfondire la ricerca degli strumenti migliori e soprattutto meno costosi per costruire il nostro portafoglio. In ultima analisi l’attenzione ai movimenti globali di medio periodo potrebbe aiutarci a bilanciare di tanto in tanto la nostra strategia ed adattarla al contesto in continua evoluzione; questi grandi mutamenti possono essere ad esempio un cambio nella politica dei tassi d’interesse o nelle politiche fiscali.

(23.12.2016)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)