Il mondo gira al contrario, de-regulation del capitalismo

Oggi porteremo qualche esempio di “perversione” nelle leggi della finanza e dell’economia che al momento attuale si stanno manifestando. Tutti gli indicatori che normalmente spingono gli operatori professionali a togliersi dai mercati e a vendere strumenti rischiosi in portafoglio sono stati ignorati negli ultimi anni; il rally delle borse continua imperterrito. L’indice azionario americano ha fatto registrare i massimi assoluti la scorsa settimana dopo che da tempo (oltre un anno ormai) il motore dei rialzi degli ultimi anni, il quantitative easing, è giunto al termine. Un altro segnale forte come il picco nel “margin debt,” ovvero il livello di leva finanziaria sui mercati che solitamente prelude a un crollo degli stessi, è passato senza danni oltre un anno fa. Il mercato immobiliare sembra aver decelerato ma a nessuno sembra importare più di tanto. Il Pil previsto è stazionario sotto i due punti percentuali, ovvero il trimestre più basso da anni, e i guadagni delle maggiori imprese americane hanno girato in negativo sempre nelle scorse trimestrali. Un’altra legge della finanza che è stata spazzata via grazie alle ultime stagioni di borsa, questa parte dalle considerazioni sull’utilizzo degli strumenti finanziari come azioni o bond. Ad oggi le azioni sono usate come obbligazioni, ovvero per intascare il dividendo, mentre le obbligazioni sono utilizzate come azioni, ovvero per sfruttare i loro rialzi o ribassi di prezzo e ottenere delle plusvalenze. Più dell’ottanta percento dei guadagni derivanti dalle obbligazioni di Inghilterra, Stati Uniti, Germania e Giappone deriva da un aumento di prezzo anziché da un flusso cedolare. In un mondo dove le azioni sono le nuove obbligazioni e queste ultime vengono usate come strumento di trading dobbiamo stare molto attenti agli effetti sull’economia reale; ricordiamoci infatti che da un lato abbiamo uno strumento di partecipazione al capitale di rischio mentre dall’altro abbiamo prestiti alle imprese. Nel momento in cui qualcosa dovesse andare storto il mondo reale e i nostri portafogli potrebbero soffrire per questo scambio di utilizzo degli strumenti finanziari più comuni.

(27.07.2016)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)