Il settore bancario europeo : attualità e prospettive

Un grande investitore americano ha recentemente stilato un elenco di ammonimenti da studiare e ristudiare prima di accingersi ad investire parte dei propri risparmi sui mercati azionari. Sappiamo infatti che a seconda del profilo di rischio famigliare e delle necessità future una parte più o meno consistente di risparmi trova allocazione sui mercati più rischiosi. Spesso i mercati danno adito a veri e propri atti di bullismo, se la prendono con un comparto di aziende e affossano i prezzi delle loro azioni sino al limite. Questo ovviamente provoca non pochi problemi di capitalizzazione ed economici alle aziende sottoposte al trattamento ed inevitabilmente danneggia anche il risparmiatore che vi ha investito qualche soldo. Solitamente le bufere poi finiscono, qualcuno si accorge che dette aziende sono sottovalutate e per loro inizierà un nuovo periodo di splendore e soprattutto di risalita dei prezzi. Quest’anno abbiamo assistito alla crescita davvero eccezionale delle imprese legate all’estrazione dell’oro, uno dei mercati peggiori degli ultimi anni che ha fatto registrare performance di oltre il cento per cento. Un altro mercato che da anni non riesce a riprendersi, ma non è l’unico, è il settore bancario Europeo. Da un lato le prospettive sulla redditività sono probabilmente corrette, dall’altro però forse siamo già da tempo nella fase di accanimento terapeutico. In effetti l’attuale fase dei tassi d’interesse non aiuta il business bancario, consideriamo che le banche per lasciare depositate somme di liquidità alla BCE devono pagarvi l’interesse stellare dello 0.4% annuo. Quando la liquidità è troppa prima di tutto non viene remunerata e quando diventa eccessiva si produce un effetto perverso per cui si paga per lasciarla in deposito da qualche parte. Alcune Banche tedesche per evitare di rimetterci parte del loro utile hanno deciso di far pagare ai correntisti con depositi superiori a cento mila euro lo 0,4% annuo come commissione di custodia della liquidità. Si, in pratica bisogna pagare per prestare i soldi a qualcuno.

(09.09.2016)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)