Rendimenti in salita : come scegliere i titoli obbligazionari

Una legge fondamentale che regola i mercati finanziari vuole che gli eventi attesi in futuro arrivino solitamente con un discreto e inaspettato anticipo. L’esempio attuale potrebbe essere lampante, tutti sono consapevoli infatti che il perdurare eterno di tassi d’interesse negativi è impraticabile oltre che dannoso per l’economia, ma quando inizieranno ad alzarsi? Dobbiamo anche sapere però che un rialzo dei tassi d’interesse abbassa di norma il prezzo dei titoli obbligazionari che potrei avere in portafoglio, ovvero mi genera delle perdite potenziali. Un movimento al rialzo dei tassi mi abbasserà il prezzo delle obbligazioni tanto più la scadenza è lontana, tanto minore è il flusso cedolare e soprattutto se il titolo è a tasso fisso o peggio ancora senza cedole. Giocare sulla curva dei rendimenti è uno sport complicato e spesso guardando a un titolo obbligazionario non riusciamo a capire effettivamente quale rischio di tasso corriamo. Personalmente consiglio di guardare due indicatori, il primo è il rendimento a scadenza; le obbligazioni infatti possono quotare sopra il prezzo di emissione o sotto, con cedole alte o basse e spesso è difficile rendersi conto di quanto remunerano il capitale che vi ho investito. Il rendimento a scadenza, espresso normalmente al lordo della tassazione, ci dà un’idea di quanto mi renderà il titolo anno per anno se portato a scadenza parlando ovviamente di un bond a tasso fisso. Accanto a ciò dobbiamo considerare la cosiddetta “duration”, è una parolaccia finanziaria ma il suo concetto è molto semplice. Di norma è uguale o minore rispetto alla durata del titolo data dalla sua scadenza e più è alto il flusso cedolare più questa sarà bassa e di conseguenza si abbasserà anche il mio rischio di un rialzo dei tassi d’interesse. Abbiamo quindi già due parametri fondamentali per proteggerci dal rischio tasso, un rendimento a scadenza soddisfacente e una duration bassa; è ovviamente difficile trovarli entrambi in questi momenti di mercato ma diversificando su varie tipologie di emittenti e di titoli è ancora possibile costruire un portafoglio robusto.

(11.11.2016)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)