Tirare le somme di fine anno: tra falchi, colombe e ombre del 2019

Le previsioni quest’anno si sprecano, se c’è e ci sarà inflazione sarà di caratteri scritti online o su pagine stampate che riguardano cosa si aspettano gli analisti delle maggiori case d’investimento nel 2019.

Il 2018 si è chiuso come anno di stallo, non disastroso ma neanche positivo ed ha fatto arrabbiare molti gestori di fondi che hanno perso investitori in tutti i comparti, dall’azionario all’obbligazionario passando per materie prime e certificati d’investimento.

E’ andato tutto a rotoli quindi? La crescita globale è minacciata dalla ritirata delle banche centrali come finanziatrici del mondo oppure abbiamo qualche possibilità di resurrezione economica?

Pensiamo positivo, l’anno che ci attende porta con sè diversi temi critici ma che se riusciremo a superare saranno d’appoggio per quella rivoluzione tecnologica e digitale che è appena agli inizi.

Il problema principale sulla scena mondiale è rappresentato dal Presidente degli Stati Uniti, non è certo un segreto che gli Americani preferirebbero vedere ancora la precedente amministrazione e non sappiamo quali mosse serba il Presidente riguardo agli scambi con l’estero.

L’America è lo sbocco commerciale mondiale e se tira i remi in barca può portare scompiglio tra gli operatori internazionali e paesi come la Cina il cui PIL è composto per la maggior parte da esportazioni verso il Paese a stelle e strisce potrebbero risentirne.

Molte aziende Cinesi stanno delocalizzando la produzione di beni soggetti ai dazi americani in nazioni vicine come il Vietnam, questo può dare slancio alle industrie locali ed aumentare i consumi nei paesi limitrofi ma parliamo pur sempre di industrie a basso contenuto tecnologico e ad alto fattore umano.

I rivenditori Americani d’altro canto sono in difficoltà perché un aumento del prezzo delle forniture Cinesi potrebbe generare un calo delle vendite notevole e la necessità di approvvigionarsi da altri fornitori che però in ogni caso non possono essere Statunitensi se devono servire il mercato di fascia medio bassa Usa.

I prezzi dei produttori Americani dei beni soggetti a dazi sono infatti troppo alti per la fascia di popolazione a redditi medio bassi e ci si sta già muovendo per trovare un’alternativa alla Cina.

In questo scenario una contrazione del mercato americano potrebbe provocare contraccolpi soprattutto sui listini azionari che dipendono dalle stime di crescita future; molti analisti hanno già prospettato un 2019 difficile, ma come abbiamo visto in passato spesso le previsioni sbagliano o per lo meno hanno la stessa affidabilità del lancio di una monetina.

(28.12.2018)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)