La Bussola del Risparmio

rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista

Il miglior antidoto all'inflazione è l'inflazione stessa

Già da tempo abbiamo messo in guarda risparmiatori e consumatori riguardo a un possibile balzo dell’inflazione. Sul comparto delle materie prime la ripartenza non assistita dai magazzini vuoti di scorte di beni industriali ha causato un notevole aumento dei prezzi in quasi tutti i settori. Parlando anche con le imprese del nostro territorio si avverte forte preoccupazione riguardo all’incremento dei costi del materiale che ordinano per le loro produzioni e trasformazioni. In parte questo aumento dei costi dovrà ricadere prima o poi sui consumatori posto che le aziende difficilmente possono sopportare una riduzione dei margini per lungo tempo o peggio ancora di vendere le proprie produzioni in perdita. E’ acceso lo scontro tra chi sostiene che la questione inflazionistica sia transitoria e chi invece pensa possa essere duratura e accompagnarci verso i prossimi anni di mercati finanziari. La settimana scorsa abbiamo assistito a un pesante rintracciamento dei mercati proprio a causa delle parole della banca centrale americana che sono suonate troppo poco accomodanti verso la crescita dell’inflazione. Si teme un stretta alle liquidità e una salita dei tassi insomma, da una parte in tanti pensano possa essere momentanea, per circa il settanta percento degli operatori, mentre altri la vedono durare a lungo. Nel frattempo la Cina ha dato ordine alle proprie industrie di non accumulare troppe scorte e in questo anche i mercati economici si auto regolano senza troppi problemi. Una crescita dei prezzi infatti significa una minor domanda e la minor domanda significherà minori prezzi posto che l’offerta non cambi (anzi aumenti in questo caso). In questo modo di solito e a parte eventi iperinflazionistici particolari i mercati tendono ad autoregolarsi senza grossi patemi ridimensionando i prezzi. Dovesse poi confermarsi e restare nel tempo una minima spinta inflazionistica potrebbe non essere un problema così atroce, certo chi ha uno stipendio fisso vedrebbe ridursi il potere d’acquisto fin tanto che esso non si adegua alle nuove condizioni. Lo stesso ragionamento di chi ha un reddito fisso lo può fare chi detiene un’obbligazione a tasso fisso, se aumenta l’inflazione in termini assoluti i miei rendimenti caleranno in men che non si dica.

Gli investitori vedono più roseo degli analisti

Recentemente una nota casa d’investimento ha rilasciato un dato interessante relativo a questionari a livello globale effettuati su investitori retail, ovvero noi piccoli risparmiatori, e investitori qualificati. Il quadro che ne deriva non è molto accattivante ed anzi è anche un po’ preoccupante. In quasi tutti i paesi intervistati i piccoli investitori prevedevano un ritorno dagli investimenti azionari mediamente di dieci punti percentuali in più rispetto agli investitori qualificati. Questo significa che la fiducia è massima ma anche che il livello di euforia sta crescendo, se aggiungiamo al quadro un valore dei prezzi delle azioni molto alto rispetto agli utili prodotti dalle stesse aziende quotate possiamo generare un mix molto pericoloso. Il tonfo delle borse la scorsa settimana non ha sgonfiato tanto questa tendenza che sembra molto consolidata e potrebbe anche durare per un bel po’ o per lo meno fino alla prossima ritirata dai mercati finanziari. Ricordiamoci che l’estate sta entrando nel pieno e i pochi scambi potrebbero influenzare il mercato, solitamente in modo negativo. Abbiamo poi una diatriba tra gli operatori dei mercati: chi crede che i titoli ciclici scalderanno i mercati nel prossimo futuro e chi invece è già pronto a selezionare i FANG, titoli che sono stati messi da parte da inizio anno ad adesso ma che potrebbero risalire la china. I FANG sono sostanzialmente i maggiori titoli tecnologici-online attualmente quotati, Facebook, Amazon, Netflix e Google. Iniziamo intanto a vedere due situazioni che si delineano all’orizzonte: da una parte alcuni prezzi delle materie prime stanno finalmente calando, dall’altra la banca centrale americana sta iniziando timidamente a dire che dovrà per forza tirare i remi in barca e conservare un po’ di spinta per il prossimo tracollo economico o finanziario. E’ fisiologico infatti che le banche centrali si preparino a dover slacciare i portafogli in periodi bui, in quelli buoni però bisogna che cerchino di costruire un tesoretto (o ridurre il debito) in modo da essere pronte quando serve. Tutto questo non deve spaventarci ma l’atterraggio sui mercati finanziari potrebbe non essere così semplice.