La Bussola del Risparmio

rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista

Uno strano ricorso storico sui tassi USA

Qualche analista statunitense ha fatto rilevare una preoccupante somiglianza tra l’attuale percorso di politica monetaria della Banca Centrale Americana e quello adottato dalla stessa nel 1966.

In quei lontani anni si era in presenza di un tasso di disoccupazione basso e costantemente in diminuzione unitamente ad un’inflazione in ripresa; la Fed decise quindi di alzare i tassi d’interesse dando così una stretta all’economia americana e raffreddando un po’ i motori.

Dopo questa politica i mercati crollarono di oltre il venti per cento dando inizio ad un periodo di ribassi; l’anno successivo la banca centrale americana pose fine al rialzo dei tassi ed anzi li tagliò per stimolare nuovamente l’economia.

In quegli anni l’aumento del deficit fu provocato dalla guerra del Vietnam, nel 2019 le politiche fiscali e commerciali Americane potrebbero destabilizzare comunque sia deficit che sostenibilità del debito pubblico americano.

La storia si concluse con un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Fed e con dieci anni di caos dove la banca centrale non riuscì a gestire degnamente gli effetti dell’inflazione.

I conflitti tra l’attuale presidente degli Stati Uniti e la teoricamente imparziale Banca Centrale Americana potrebbero portare nuovamente ad una situazione del genere, chiaramente il contesto globale è molto differente dagli anni 70 ma questo potrebbe rappresentare un bene o un male.

Un male perché il mondo è sempre più interconnesso e i capitali finanziari sono enormemente maggiori rispetto a quelli di cinquant’anni fa, tutto questo potrebbe portare ad ondate speculative incontrollate come quelle tipiche del nuovo millennio.

Un bene perché le risposte tecnologiche e politiche a situazioni economiche e finanziarie incerte sono decisamente maggiori e i loro effetti sempre più studiati e compresi.

Quello che rimane intatto allora come adesso è l’essere umano, tende a creare conflitti ed incertezze soprattutto per tornaconto personale o per un insieme di tornaconti personali; in questo il Presidente degli Stati Uniti è un maestro e purtroppo per gli investitori non soffre di mal di pancia anche quando prende decisioni che possono destabilizzare intere economie e chi ha investito in esse.

A volte ci scordiamo di quanto può incidere il mercato americano e la sua economia sul resto del mondo, dobbiamo guardare con attenzione ai giochi di potere d’oltreoceano e prevenire possibili percorsi storici non adatti al buon investitore.

Riuscirà l'Italia a riemergere dalla palude della stagnazione?

O ci si salva o si affonda del tutto, in una palude non si può permanere per tanto tempo sennò equivale di fatto ad un lento inabissamento.

Attualmente l’Italia è in questa situazione, crescita nulla, indicatori economici e sociali preoccupanti sono le tipiche avvisaglie di una macchina che non funziona e che deve darsi la scossa per ripartire.

Come fare visto l’enorme peso del debito pubblico sulle spalle degli Italiani non è facile da sapersi; di certo le misure assistenziali miglioreranno forse la percezione sociale ma già sappiamo che aumenteranno la disoccupazione, la spesa pubblica e quindi il debito, senza spingere la crescita economica e la ripartenza.

A questo punto se vogliamo veramente fare qualcosa per il nostro paese dovremmo introdurre misure di stimolo agli investimenti e di stimolo all’assunzione lavorativa soprattutto dei giovani, di chi ha famiglia e dovrà portare avanti questa nazione.

Le misure assistenziali forse possono servire per chi ormai vede il traguardo della pensione ma per i giovani serve dargli un lavoro, non un sussidio.

I giovani hanno ormai interiorizzato la flessibilità, non è un problema per loro, il problema è non avere un lavoro; rendendo maggiormente liquido il mercato del lavoro e stimolando le imprese ad assumere i giovani dirottando così i fondi statali miglioreremmo la situazione in tutto il Paese.

Parliamo di dirottare fondi perché di nuovi è difficile trovarne; le casse sono da tempo consumate e le ipotesi sul tavolo sono ormai due: aumento dell’iva o patrimoniale.

La prima soluzione è un cane che cerca di mordersi la coda, aumentando l’iva si deprimono i consumi perché semplicemente tutto costa di più a parità di stipendi e quindi da consumi ridotti si genera un gettito per lo Stato che comunque non cresce rispetto alla situazione precedente.

La seconda soluzione in parte è già applicata, le imposte sui conti correnti oltre determinate soglie e la mini patrimoniale anno su anno sui depositi finanziari prelevano risorse dai cittadini per farle entrare nelle casse dello stato, evitare di sprecare questo polmone finanziario sarebbe buona cosa.

I politici saranno restii ad inserire in previsione una patrimoniale più ampia che prelevi dai conti correnti degli Italiani somme per coprire di fatto le folli spese per il reddito di cittadinanza e quota cento, provare a chiedere a chi lavora duramente ed ha famiglia un sacrificio ulteriore potrebbe e dovrebbe scatenare le piazze in tutta Italia.