La Bussola del Risparmio

rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista

Le valute elettroniche sono un bene rifugio?

Il comportamento delle valute elettroniche sta destando un po’ di perplessità ultimamente sui mercati, con la ripresa dei timori legati alle nuove varianti e a una rinnovata paura di blocchi più o meno duraturi delle attività economiche anche queste valute elettroniche stanno subendo un duro contraccolpo.

CI sembra strano visto il peso dato a questo sistema di deposito elettronico come bene rifugio negli ultimi anni.

Un bene rifugio è sostanzialmente un bene fisico o immateriale (obbligazione, strumento finanziario) che dovrebbe proteggere il valore dei propri risparmi in periodi di turbolenza, ma quali turbolenze?

In primis durante i periodi di discesa dei mercati, quando cioè le quotazioni calano in picchiata su timori di crisi finanziarie o economiche.

In secondo luogo la protezione ricercata dai beni rifugio dovrebbe consentire di mantenere il valore dei risparmi di fronte alla perdita di potere d’acquisto degli stessi dovuta all’inflazione o alla svalutazione della propria moneta di riferimento.

Con l’Euro così come con il Dollaro questo ultimo rischio è abbastanza remoto anche se non assolutamente escluso mentre rimane alto il problema dell’inflazione dei prezzi anche per le famiglie e i piccoli risparmiatori (oltre che per le imprese).

Le valute elettroniche hanno mostrato in passato una buona tendenza a poter diventare uno di quei beni rifugio di riferimento ed anzi a sostituire anche il dollaro o l’oro nel proprio specifico compito.

Nell’ultimo periodo però abbiamo scoperto che anche queste valute sono ormai diventate un bene finanziarizzato, ovvero soggetto alle stesse leggi speculative della finanza globale che essendo troppo invadente in termini di quantità complessive di scambi ha attirato nella sua rete anche quest’ultima tipologia di bene.

Dobbiamo quindi trattarlo alla stessa stregua di qualsiasi altro strumento soggetto alle leggi del mercato anche se con le peculiarità che lo contraddistinguono, ovvero la limitatezza del quantitativo complessivo e la catena di sicurezza che consente di commerciare con questo particolare strumento.

Teniamo anche in considerazione che l’evoluzione della normativa fiscale andrà sicuramente ad assoggettare questi strumenti alle imposte sia per quanto riguarda i guadagni che per quanto riguarda la detenzione degli stessi, essendo strumenti giovani monitoriamo anche questo aspetto legato alla particolare forma d’investimento.

Lo schema Ponzi è più che mai attuale

Charles Ponzi, un immigrato italiani negli Stati Uniti, fu l’ideatore o meglio colui che rese celebre un meccanismo di truffa vecchio come il mondo ma sempre molto attuale.

La tecnica prevede di garantire agli investitori finti rendimenti molto alti chiedendo nuovo capitale sia a chi è già nell’investimento sia a chiunque voglia entrarci attirato dalle prospettive di rendimento.

Di fatto con la nuova liquidità si mantiene in vita lo schema andando a rimborsare interessi e capitale dei primi sottoscrittori ma il denaro non viene investito in attività che danno realmente un rendimento quanto più che altro intascato dall’ideatore della truffa.

Il gioco regge fino a quando gli investitori sono pochi o fino a quando sono molti ma ancora non chiedono il rimborso del capitale, in quel momento di solito avviene la “fuga con la cassa” di chi ha messo in piedi l’operazione.

Sembra un pericolo di altri tempi ma purtroppo è più che mai attuale, sfruttando anche il canale online difficilmente rintracciabile e beneficiando di domiciliazioni in paesi senza estradizione o in paradisi fiscali queste tecniche di truffa vengono perpetrate tutt’oggi.

Vi sono ad esempio siti che promettono rendimenti del trecento per cento sulle somme investite, proventi che deriverebbero dall’attività di esperti giocatori di poker che riuscirebbero a guadagnare una fortuna con i soldi presi a prestito.

Quando veniamo approcciati da questa tipologia di richieste dobbiamo sempre farci qualche domanda…innanzitutto se queste persone sono così brave da ottenere il trecento per cento sui soldi investiti non dovrebbero aver bisogno di capitali in quanto con poco e in poco tempo potrebbero ottenere una fortuna investendo i propri soldi, perché hanno bisogno dei miei?

Cerchiamo anche su internet se questi siti sono già stati segnalati per truffe, sia in italiano che in inglese, e cerchiamo anche di capire se i nostri soldi finiscono a una società autorizzata agli investimenti e quindi “garantita” dalla regolamentazione o meno.

Ultima ma non ultima non crediamo alle favole e ai pasti gratis in finanza, difficilmente otterremo rendimenti stratosferici senza rischiare di perdere completamente i nostri risparmi.