La Bussola del Risparmio

rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista

La scelta del comparto nella pensione integrativa

Non è una questione così semplice come può sembrare, quando si parla di destinare i propri contributi o peggio ancora il proprio trattamento di fine rapporto a una forma di previdenza complementare dobbiamo scegliere bene le linee di investimento sulle quali investire.

Dopo aver passato in rassegna i costi di gestione e di ingresso del fondo pensione dobbiamo capire come allocare al meglio i nostri risparmi.

Solitamente dipende da due o tre fattori chiave: quanti anni mi mancano alla pensione, quale è la mia personale propensione al rischio e se ho un capitale alternativo al quale accedere nel caso mi servano delle liquidità improvvise.

Se ho un’avversione al rischio molto alta penserò sicuramente ai comparti garantiti che solitamente restituiscono il capitale rivalutato all’inflazione o per lo meno il capitale nudo e crudo.

Certo se la pensione penso di prenderla tra molti anni potrei, se la mia avversione al rischio non è molto alta, pensare di dedicare anche solo una parte di quello che ho risparmiato ad una linea più aggressiva del fondo pensione.

Si può di norma infatti scegliere più comparti nei quali investire i propri risparmi, cerchiamo però di non fare l’arlecchino del fondo pensione mettendo percentuali basse in ogni linea a disposizione.

Se il mio scopo è di garantire parte del patrimonio e lasciar correre una piccola parte di rischio sui mercati allora sarà il caso di tenere una percentuale alta di portafoglio in una linea garantita e rischiare la quota a disposizione direttamente su una linea aggressiva.

Avere tante vie di mezzo in questo caso può comportare il rischio di non essere né carne né pesce, di non avere la garanzia del capitale da un lato ma di non approfittare appieno della rivalutazione che mi possono dare i mercati di rischio dall’altra.

I fondi pensione attualmente fanno vedere il rendimento medio delle linee di investimento degli ultimi dieci anni, considerate che sono stati dieci anni di mercati rialzisti come poche volte ne abbiamo visti nella storia e il futuro potrebbe non essere sempre così.

Per questo mano a mano che ci avviciniamo alla pensione conviene garantire una quota sempre maggiore di patrimonio, mentre se siamo lontani dal riscatto le crisi finanziarie possono essere un buon momento per caricare la parte più aggressiva svalutata dopo i crolli dei mercati.

A fine anno crescono le scommesse sul futuro

Ogni anno, immancabilmente, verso Natale le case di fondi e di investimento lasciano partire a raffica le previsioni per l’anno seguente.

Previsioni che quasi sempre non si avverano e perciò noi chiamiamo scommesse; visto il disastroso 2018 ad esempio che è stato sconfortante e in perdita su quasi tutte le asset calss investibili nessuno si aspettava un 2019 così brillante sui mercati finanziari.

Prevedere il futuro si sa è impossibile, contrariamente saremmo tutti felicemente ricchi e tranquilli nelle nostre scelte; possiamo però furbescamente stilare delle classifiche su gli eventi che attualmente ci spaventano maggiormente e potrebbero quindi innescare delle crisi anche finanziarie.

A dirla tutta quasi tutte le crisi di cui sopra sono state innescate da eventi inattesi e non conoscibili a priori se non da un ristretto gruppo di “infiltrati” o addetti ai lavori.

Per il 2020 i rischi maggiori sembrano provenire dal luogo fisico in cui viviamo, finalmente le persone stanno mettendo al centro dell’attenzione il cambiamento climatico e la paura della scarsità di risorse a disposizione che esso offre.

Altre incognite che attanagliano gli investitori sono i possibili sviluppi della guerra commerciale, una battaglia giocata questa volta sul campo della cibernetica o una crisi valutaria “vecchio stampo”.

Diciamo crisi valutaria di vecchio stampo perché anche nelle classifiche del 2009 e del 2011 questa era presente come spauracchio insieme alle crisi bancarie e del debito in generale; su questo fronte sembriamo essere più tranquilli e abbiamo quasi completamente superato la paura di una depressione o di un momento di iperinflazione.

Le scaramucce commerciali tra Trump e la Cina hanno tenuto banco per troppo tempo oramai, ci avviamo a una conclusione in un senso o nell’altro perché i mercati stanno iniziando a stancarsi di muoversi ad ogni loro starnuto.

Più interessante invece la paura di una guerra spostata nel mondo digitale, gli attacchi cibernetici si stanno intensificando e larga parte delle nostre vite è toccato da questi aspetti, può essere un pericolo per il futuro?

Vi sono molti fondi che stanno già investendo in aziende che si occupano di sicurezza informatica sul larga scala, il futuro per queste imprese sembra essere appena cominciato e tutti noi ne avremo bisogno quanto prima.