La Bussola del Risparmio

rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista

Produzione industriale a picco, segnali di una nuova recessione

Mentre la politica si perde per strada su questioni unicamente “elettorali” il Paese si prepara per affrontare un’altra grave crisi economica che potrebbe aggravare la già precaria situazione sociale.

Purtroppo viviamo in un mondo dove si dà importanza alle questioni effimere e dove ormai i concetti si esprimono a slogan, ma tutto ciò non è compatibile con un economia e una società basata sulla ragione, sul capitalismo e sulla democrazia.

In Italia stiamo tornando indietro, la decrescita economica o recessione è ormai di attualità e rischiamo come si disse anni addietro di fare la fine del Giappone degli anni novanta: imbottigliati in una recessione senza fine.

Si torna indietro anche con la produzione industriale, prima sono arrivati gli sconfortanti risultati degli indicatori dei “buyers”, chi nelle imprese è addetto agli acquisti per alimentare la trasformazione industriale.

Quando annusano una recessione le aziende acquistano meno e producono meno perché si aspettano di vendere meno e non vogliono rischiare di andare in crisi di liquidità.

Ora siamo a un bivio, tutto il mondo, tutte le istituzioni pubbliche e private ci hanno già detto che cercare di risollevare il paese indebitandosi maggiormente per sostenere la spesa corrente di reddito di cittadinanza e quota cento è una scelta suicida.

Non ci possiamo permettere di sbagliare in questo momento, per dare forza a promesse politiche e prendere voti per le prossime Europee si rischia di destabilizzare economicamente il Paese e a farne le spese saranno i lavoratori e i risparmiatori.

Aumentando l’indebitamento e rimandando gli investimenti contando su un aumento futuro dell’Iva ci stiamo preparando al disastro e i giovani saranno ancora una volta il più colpiti dalle scelte economiche di questi anni.

Ho sempre creduto nel tessuto economico solido dell’Italia ma a tutto c’è un limite; se anche N. Taleb, eminente economista, anni orsono spiegava le ragioni della resistenza dell’Italia alle crisi proprio grazie al tessuto economico e di risparmio dei cittadini adesso stiamo decisamente esagerando.

Di fatto stiamo ipotecando il nostro futuro, lo hanno già fatto anni addietro e stiamo ripetendo questo errore, le nostre riserve si stanno prosciugando e se non cambierà qualcosa nelle scelte politiche le conseguenze per chi detiene titoli azionari o obbligazionari potrebbero essere dure.

"Non contraddire la Fed", adagio degli anni duemila

Dopo la crisi di inizio millennio abbiamo imparato un nuovo adagio borsistico, mai contraddire la Fed, la banca centrale Americana.

Quando quest’ultima ha deciso di rinvigorire economicamente e finanziariamente gli Stati Uniti abbassando i tassi d’interesse ma soprattutto immettendo sui mercati montagne di soldi dovevamo seguire i suoi movimenti e comprare fintanto che la Fed comprava.

In questo modo i mercati finanziari hanno corso come non mai per un decennio, fino più o meno alla fine dell’anno passato.

Nel 2017 la Fed ha iniziato ad alzare i tassi d’interesse e ben prima a tagliare la liquidità immessa sui mercati, stando al nostro nuovo adagio imparato avremmo dovuto interrompere gli acquisti sui mercati e aspettare che calassero.

Se lo avessimo ascoltato avremmo risparmiato qualcosina, l’anno scorso infatti è stato il primo stop effettivo dei mercati rialzisti degli ultimi anni.

Seguendo sempre il consiglio basato sulle mosse della banca centrale Americana a questo punto siamo pronti a ritrattare, recentemente infatti dopo gli ultimi dati non brillanti sull’inflazione la Fed sembra pronta non solo ad allontanare il prossimo rialzo dei tassi d’interesse ma persino a prendere in considerazione ancora una spintarella di politica monetaria espansiva.

I mercati hanno brindato a questa notizia nel mese di gennaio del nuovo anno anche se il comportamento della Fed appare di forte paura visto che reagire al nefasto mese di dicembre 2018 in questo modo sembra un segno di dichiarata debolezza dell’economia Americana.

In effetti gli Usa non sono così a buon mercato, anche se gli analisti si aspettavano un tonfo negli utili delle imprese ed hanno ottenuto sorprese tutto sommato positive il bilancio degli ultimi anni di andamento economico non è del tutto soddisfacente.

Gli stimoli fiscali proposti dall’amministrazione Trump secondo molti studi hanno fallito provocando solo un aumento del debito senza generare nuovi investimenti, aumento dei salari e benefici sociali.

Del resto se si danno più soldi a chi già ne ha molti non è detto che li spendano, né che li re-investano nelle loro aziende; se i politici, anche di casa nostra, che propongono queste soluzioni avessero aperto un libro di economia o di storia avrebbero potuto immaginare le conseguenze di queste azioni sicuramente non in favore dei più.