La Bussola del Risparmio

rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista

Il caro energia riguarda tutti, mercati compresi

L’Italia è giustamente spaventata dalle previsioni di rialzo delle bollette elettriche che toccheranno le tasche di tutti i concittadini; il governo è alle prese con riforme importanti, si spera durature, che potranno dare all’Italia un assetto più competitivo a livello internazionale ma al momento bisogna pensare anche a questo impiccio immediato.

Probabilmente un palliativo verrà varato dall’attuale esecutivo e riusciremo ad evitare il grande rincaro sul prezzo dell’energia elettrica anche se da inizio anno tutto il comparto delle utenze ha subito pressioni di costo che si sono riversate sulle famiglie Italiane.

L’inflazione che continua a spingere sui nostri risparmi è infatti alimentata anche e soprattutto dal rincaro delle utenze, dei carburanti e delle materie prime sempre più introvabili.

Tutto questo non è riuscito però a comprimere la voglia di ripartire e di spendere degli Italiani che anzi hanno dimostrato una buona capacità di spesa vista anche dalle presenze e dagli acquisti di beni di medio-lusso quali i Camper o i Caravan e il comparto della Nautica.

Per i mercati finanziari monitorare l’inflazione cosiddetta “importata” derivante dalle fonti energetiche è importante perché definisce i costi di produzione delle aziende quotate e per alcuni settori unitamente alle materie prime può fare il bello e il cattivo tempo.

A livello geopolitico non ci sono grandi difficoltà al momento ma le elezioni in Germania e le comunali in Italia potrebbero portare un po’ di instabilità.

Stranamente infatti il governo Draghi è stato lasciato libero di fare quelle riforme che ogni partito non vuole fare per paura di perdere consenso seppur su temi importanti, impopolari ma improrogabili.

Se l’attuale esecutivo riuscirà a completare il ciclo di riforme e a spingere una transizione economica e climatica del Bel Paese potremmo uscire finalmente da vent’anni di stagnazione provocata non dalla moneta unica ma da una classe dirigente che ha disatteso ai suoi doveri.

La calma piatta con la quale i mercati stanno affrontando queste prospettive deriva dal fatto che “puntano” sull’uomo forte Mario Draghi e che contano sull’affidabilità che lo stesso ha in Europa e nel Mondo per recuperare quegli investimenti esteri e contributi dell’Unione Europea che mancano all’Italia da troppo tempo.

Ha ancora senso il piano di accumulo?

E’ uno degli argomenti più trattati da chi si occupa di risparmio e uno dei crucci degli investitori con una propensione al rischio bassa o comunque limitata.

Investire sui mercati attraverso piccoli versamenti mensili, trimestrali o semestrali a seconda dell’orizzonte temporale di detti investimenti garantisce di mediare il prezzo di acquisto dei titoli in modo da non farsi prendere alla sprovvista di fronte a eventuali ribassi dei mercati.

A nessuno piace comprare azioni o fondi azionari il giorno prima che inizi una discesa di venti o trenta punti percentuali, comprando anche durante questa discesa recupereremo più in fretta il nostro capitale.

Il segreto dei piani di accumulo però risiede nella sistematicità degli stessi, non possiamo e non dobbiamo decidere noi il momento nel quale investire sennò verremo presi da quegli errori tipici in tema di momento d’ingresso.

Dobbiamo quindi decidere anteriormente al primo acquisto la cadenza dell’accumulo e portarla avanti qualunque cosa succeda garantendo al nostro piano personale la percorrenza di tutto l’orizzonte temporale proposto inizialmente.

Alcuni aggiustamenti potrebbero essere doverosi in corso d’opera anche per eventi alieni alla nostra volontà: può darsi infatti che il titolo che abbiamo scelto venga modificato o si fonda con un altro fondo, che abbia incorporato talmente tanti rialzi da dover per forza interrompere il piano e liquidare la posizione.

Nel momento attuale il piano di accumulo ha ancora un senso ed anzi rispetto al passato forse ha ancora più senso se consideriamo che i movimenti dei mercati sono sempre più repentini e violenti.

Così come il nostro clima sta cambiando e subiamo tutti le conseguenze di un tempo sempre più pazzo e violento anche i mercati seguono a ruota questa “velocità” e “violenza” che sembra essere la base del ventunesimo secolo.

Se non siamo in grado di affrontare questa velocità perché i mercati finanziari non sono il nostro lavoro principale ma li usiamo solo per i nostri risparmi dobbiamo combattere allo la velocità con la lentezza e l’instabilità con la costanza.

Un piano di accumulo lento, con un orizzonte temporale lungo e costante riuscirà a scardinare le dinamiche impazzite dei mercati finanziari sempre più interconnessi e ci potrebbe portare a una maggior stabilità di portafoglio, oltre che a meno ansia.