La Bussola del Risparmio

rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista

Con l'oro nero in difficoltà potrà abbassarsi l'inflazione?

La produzione di petrolio non è mai stata così alta in Arabia Saudita dal primo barile estratto quasi ottant’anni fa; gli Stati Uniti seguono a ruota producendo tonnellate di barili di oro nero attraverso la nuova tecnologia dello Shale Oil.

Per questo motivo, tanta offerta, unito alle preoccupazioni sull’andamento dell’economia futura, ovvero una minor domanda, il prezzo del greggio è crollato clamorosamente negli ultimi mesi.

Non che questo si veda riflesso nei prezzi al consumo, intendiamoci, ma genera una certa preoccupazione tra gli operatori finanziari che seguono i mercati da vicino in quanto questo indice solitamente tende a prevedere rallentamenti globali dell’economia.

E se il picco dell’attività economica fosse stato a fine 2017? Dicemmo all’epoca che in tutti i principali paesi al mondo per la prima volta dalla crisi del 2008 l’indice PMI era in territorio positivo. Certo la ripresa può anche durare qualche anno in più e i prezzi del greggio possono essere influenzati anche da altro.

Negli ultimi anni a dire la verità gli stessi sono stati influenzati più che altro dai meeting dell’OPEC, l’organizzazione dei maggiori estrattori di oro nero a livello globale che determinano di fatto i prezzi e svolgono un importante azione per battagliare stati come gli Usa che si insinuano sui mercati globali.

Di fatti prima dell’ultima risalita del prezzo dello stesso le mosse dell’OPEC rivolte a ridurre il prezzo del greggio avevano come obbiettivo primario far saltare per aria tutte le aziende Americane di estrazione di Shale Oil che avevano costi per l’estrazione decisamente più alti dei paesi Arabi.

Se siamo ancora nella stessa situazione non lo sappiamo, a differenza dell’epoca si aggiungono anche le relazioni compromesse sul commercio internazionale a partire dalle scaramucce più o meno pesanti tra Cina e Stati Uniti fino ad arrivare agli stessi rapporti sul continente americano.

Indizi di un inizio di rallentamento arrivano però anche dal mercato del credito, con il ritiro della Banca Centrale Americana ed Europea quali finanziatori dell’economia globale; le Banche rimangono a corto di fondi da destinare, come sempre in minima parte, al credito alle imprese e alle famiglie.

Nonostante Trump non voglia l’aumento dei tassi d’interesse e quindi meno liquidità nell’economia, il sentiero sembra tracciato e non sarà la riduzione temporanea dell’inflazione dovuta ai cali del petrolio a far crollare tutta la strada.

La metafora dei mercati, e adesso dove si andrà a finire?

Avete presente una signora al parco che passeggia con il proprio cane al guinzaglio? E’ una metafora meravigliosa per illustrare l’andamento e la natura dei mercati finanziari.

La signora in questione che cammina pacata, lenta e costante è la personificazione dell’Economia mentre il cane che scodinzola, si agita e salta a destra e a sinistra rappresenta i mercati azionari.

I mercati salgono e scendono e sono spinti, come il cane in questione, da emozioni di paura, panico, aggressività, avidità o felicità piuttosto che da un pretesto razionale.

Per quanto saltino e cerchino di prendere farfalle malamente però anche i cani, come i mercati, vanno nella stessa direzione della propria padrona, l’economia.

Seguono lo stesso percorso anche se con andature diverse, spesso il cane anticipa la signora economia stando davanti e muovendosi all’impazzata ma alla fine segue lo stesso percorso e soprattutto tende infine ad assomigliare al proprio padrone.

Spesso quando vediamo una coppia del genere, signora posata e cane giocherellone, guardiamo al cane che è più appariscente e si fa notare subito. Solo in un secondo momento salendo con lo sguardo ci accorgiamo della signora che in realtà è colei che tiene il guinzaglio.

Parafrasando nella realtà guariamo spesso ai mercati finanziari e ai loro andamenti pazzi legati alle emozioni e ci dimentichiamo di valutare l’andamento dell’economia reale e soprattutto non cerchiamo di capire dove sta andando.

In questo momento non è facile sapere se la signora sta andando a gettarsi nel lago oppure fa un giretto prima di tornare a lavoro; siamo in un momento critico dove le decisioni in termini di politica internazionale condizionano l’economia reale e probabilmente dobbiamo aspettarci di tutto.

Cina e Usa hanno solo trattato una pace temporanea nella guerra commerciale che stanno attraversando dall’inizio dell’anno; i rapporti saranno sempre più temporanei e vacillanti in un contesto economico guidato da interessi nazionalistici piuttosto che globali.

Significa che dovremo abituarci sempre di più a capire che direzione sta prendendo la signora e badare sempre meno al cane al guinzaglio, sarà essenziale comprendere non solo dove andrà ma anche le motivazioni che portano l’economia ad essere sempre più “precaria” e quindi imprevedibile.