La Bussola del Risparmio

rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario

Segnali contrastanti dalla finanza e dal'economia

I mercati finanziari stanno ottenendo qualche giorno di tregua dai ribassi delle scorse settimane e sembrano rinvigorirsi dopo il deciso calo di prezzi in seguito alla guerra di invasione Russa sull’Ucraina.

Ci sono dei segnali che gli analisti dei mercati monitorano che potrebbero far intravedere un punto di svolta sui mercati e un passaggio dalla tendenza negativa a una più positiva.

Il primo di essi è stato un deciso recupero dei prezzi dei bond “spazzatura” sul mercato americano che ha oltrepassato il cinque percento, percentuale che storicamente ha sempre riacceso la propensione al rischio sui mercati e generato ritorni interessanti a tre, sei e dodici mesi.

Unitamente a ciò il rialzo dei prezzi dell’azionario potrebbe effettivamente segnalare un punto di volta sui mercati anche se parallelamente altri segnali indicano sempre un imminente recessione.

Il crollo del mercato immobiliare americano solitamente precede una recessione nel paese a stelle e strisce, così come l’indice manifatturiero e l’indice di fiducia dei consumatori che è sempre più in caduta libera.

Potrebbe esservi una spiegazione a questo contrasto di indicatori, i mercati finanziari infatti tendono ad anticipare di almeno sei mesi il mercato economico reale e potrebbero già scontare lo stadio successivo alla recessione, ovvero una ripartenza economica.

Si può ipotizzare anche una recessione “breve” dovuta ad elementi esogeni all’economia globale occidentale, ovvero la guerra in Ucraina e l’aumento dei prezzi delle materie prime.

Per fortuna molto sta tornando alla normalità: il mercato del lavoro americano, il traffico aerei negli Usa e anche il prezzo pagato per i trasporti marittimi (al netto dell’aumento del prezzo del greggio) sono rientrati nell’alveo delle valutazioni del 2019 dimenticandosi per il momento gli eccessi in un senso o nell’altro del 2020 e del 2021.

Capire se davvero i mercati stiano prezzando una futura ripartenza economica è difficile, dovremmo cercare conferme nei prezzi delle azioni delle prossime settimane; come al solito ciò che guida sui mercati sono i prezzi e quindi il valore delle azioni rappresentanti i possibili futuri utili aziendali.

Emissioni di BTO Italia e BTPi: differenze e preferenze

Gli Italiani, lo sappiamo, sono sempre stati un popolo di cassettisti e di amanti del Btp, i buoni del tesoro italiano.

Le obbligazioni emesse dallo stato possono chiamarsi Bot, CCt, Btp e rappresentando un debito che lo stato contrae verso chi acquista questi titoli a fronte di una remunerazione, un rendimento, che poi verrà tassato dallo stesso stato che ce lo eroga.

Nel corso del tempo questi strumenti di debito si sono evoluti dando vita a Btp che non garantiscono un rendimento fisso ma legato a determinati parametri.

I primi a entrare nei nostri mercati sono stai i BTPi, titoli legati all’indice inflazionistico europeo, il cui capitale e le cui cedole si rivalutano o si svalutano mensilmente a seconda delle evoluzioni dei prezzi al consumo europei.

Questi strumenti sono molto interessanti perché risolvono uno dei più grandi problemi del risparmiatore italiano, ovvero quello di agganciare i propri risparmi all’incremento dei prezzi.

Negli ultimi anni poi, a partire dal governo Monti, sono stati lanciati anche i Btp Italia, legati all’inflazione Italiana dove però solo la cedola è indicizzata all’inflazione e quindi si “perde” un pezzetto di rivalutazione legata all’aumento del nostro capitale investito.

Questi strumenti concedevano poi un premio di fedeltà nel caso il risparmiatore avesse portato a termine l’investimento senza mai cedere prima il titolo.

Ultimo nato è stato il Btp Futura dove il rendimento dello stesso è legato non all’inflazione ma al Pil Italiano presumendo che i due indicatori siano legati a doppio filo; purtroppo però non è sempre vero e proprio nei momenti di stagflazione (bassa crescita e alta inflazione), legarsi solo al PIL può risultare rischioso e soprattutto non idoneo a coprire l’aumento dei prezzi e il conseguente depauperamento delle nostre risorse finanziarie risparmiate.

Gli stessi o quasi titoli di stato sono emessi anche dal governo francese, spagnolo, tedesco ma è molto più difficile accedervi per un risparmiatore italiano e soprattutto parte della rivalutazione inflazionistica viene “mangiato” dal rendimento negativo di alcuni di questi titoli di stato che vista la sicurezza dell’emittente quotano spesso sotto la parità.