La Bussola del Risparmio

rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario

Non si placa la burrasca sui prezzi dell'energia

Sempre nell’occhio del ciclone la questione energetica globale, da un lato molti paesi si erano impegnati per una riduzione delle emissioni e l’utilizzo quindi di una maggior quantità di energia pulita mentre recentemente gli sviluppi della guerra in corso in Ucraina potrebbero costringere gli stessi paesi al ritorno al carbone, fonte energetica tra le più inquinanti al mondo.

In tutto questo l’Europa ha firmato l’embargo sul petrolio Russo anche se a scadenza lontana visto che potrebbe subire prima del previsto un taglio delle forniture dalla Russia in quanto comunità di paesi ostili.

In questo contesto bellico-economico i prezzi dell’energia e del Gas sono impazziti arrivando a livelli non più visti negli ultimi anni di interazione globale.

Gli Stati Uniti e l’Europa stanno lavorando per aprire altri canali di approvvigionamento sia di materia solida che liquefatta per ovviare al prossimo inverno che si preannuncia ancora difficile se la Russia continuerà la sua guerra d’invasione e giustamente i paesi democratici stringeranno sulle sanzioni.

Recentemente gli USA hanno bussato alla porta del Venezuela, paese considerato sotto embargo visto la posizione non riconosciuta del presidente Maduro ma che potrebbe dare una mano agli States per sopperire alla loro piccola parte di mancanza di petrolio Russo.

Per l’Europa la faccenda è più intricata e non si può risolvere nel breve periodo implementando la quota di energie rinnovabili che il nostro continente potrebbe sfruttare in abbondanza, per questo gli accordi con i paesi del nord africa risultano cruciali.

Dal lato dei consumatori per proteggersi dall’escalation dei prezzi si può cercare contratti che ne fissino il costo sul lungo periodo o per lo meno per il prossimo inverno mentre come investitori la dinamica inflazionistica è quella che ancora una volta può colpire i risparmi degli Italiani abbondantemente fermi sui conti correnti.

La spinta inflazionistica importata dall’aumento dei costi energetici è infatti la più pericolosa per i sistemi economici perché produce solo perdita di potere d’acquisto senza che vi sia un aumento della produzione interna nazionale.

Il peggior inizio d'anno di Wall Street negli ultimi anni

Solo il 1932 e il 1939 fecero registrare un inizio anno peggiore di questo a Wall Street, la borsa Statunitense perde il tredici percento circa dopo ottantadue giorni di negoziazione ed è il terzo risultato peggiore del secolo.

Negli altri due casi peggiori nella seconda parte dell’anno gli indici USA riuscirono a recuperare ed a superare la perdita ottenuta nei primi ottanta giorni.

Ora come ora però le prospettive appaiono più cupe, siamo di fatto a metà tra una guerra di lungo corso che porterà comunque a sanzioni permanenti e una possibile escalation globale del conflitto.

Nella prima eventualità, quella che si sta realizzando in questo momento, l’aumento dei prezzi energetici e una contrazione dell’export insieme ai consumi produrrà un rallentamento unito ad alta inflazione, non certo il migliore dei contesti economici nei quali vivere.

Se invece dovessimo cadere nella seconda ipotesi un conflitto globale sarebbe imprevedibile e gli effetti ricadrebbero a pioggia su tutto il mondo non avendo di fatto un porto che possa ritenersi veramente sicuro a parte forse i metalli preziosi e le materie prime.

Esiste un terzo scenario che appare però ormai improbabile ed è quello nel quale Russia e Ucraina raggiungono un accordo e lentamente l’Europa e il mondo occidentale in generale ritrattano le sanzioni ma non crediamo che ciò possa accadere in breve tempo.

Nel frattempo come comportarsi? I mercati sono in una fase di stallo, dopo essersi ripresi dal punto più basso stanno lentamente ritornando verso i livelli minimi raggiunti allo scoppio della guerra ma sappiamo che essi normalmente guardano a una prospettiva futura e non passata quindi questo stallo potrebbe non essere un buon segnale.

Può essere questa guerra l’evento che esaurisce la spinta al rialzo dei mercati azionari? Purtroppo anche i mercati obbligazionari stanno lentamente calando aumentando i tassi d’interesse viste le prospettive inflazionistiche e tutto ciò porta l’investitore ad avere sempre meno mercati sicuri sui quali investire.

In alcune città si osserva infatti un recupero del mercato immobiliare che secondo molti potrebbe apparire conveniente ora che l’inflazione inizia a farsi sentire e che i mercati finanziari non hanno una direzione precisa.