I mercati salgono ma non sale la propensione per il rischio

Una strana divergenza sta accadendo sui mercati statunitensi ultimamente. Sappiamo che oltreoceano si concentra il novanta percento della direzionalità che viene data ai mercati mondiali, non c’è niente da fare.

Dopo gli strascichi delle paure del Coronavirus i mercati sono risaliti di gran carriera ma con una stranezza: le azioni più rischiose sono state comprate in misura minore delle azioni meno rischiose.

Solitamente quando i mercati salgono e parliamo di un trend rialzista abbastanza spiccato osserviamo che le azioni a più alto rischio, e quindi con maggiore probabilità di sfruttare il momento buono dei mercati, tendono ad essere le preferite nei portafogli degli investitori istituzionali.

La divergenza in essere al momento ci dice invece che sempre gli stessi investitori stanno preferendo azioni con meno rischiosità in caso di ribassi, strano visto che i mercati stanno crescendo.

Questa situazione non accadeva dal quarto trimestre del 2018 e può essere un forte segnale che sui mercati la fiducia sul proseguire dei rialzi azionari sta calando e forse necessitiamo di una pausa più duratura per consolidare quanto ottenuto in termini di rendimento fino a questo punto.

Per quanto riguarda il comparto obbligazionario invece i fondamentali rimangono solidi e i rendimenti schiacciati al minimo; in questo contesto non è facile per i risparmiatori evitare di entrare su entrambi i mercati con prezzi alti ed ottenere quindi possibili perdite in conto capitale.

La situazione richiederebbe di prendere in considerazione il detto Americano di “comprare tempo” e rimanere alla finestra in attesa di capire come si definiranno i mercati nelle prossime settimane, se dovesse tornare l’appetito per il rischio o per lo meno se si presentassero delle opportunità serie di rendimento obbligazionario.

L’attuale livello di inflazione ci permette di considerare questa strada anche se sulla liquidità i rendimenti sono inesistenti o addirittura negativi, per chi si ricorda anni addietro di conti deposito vincolati che toccavano il tre o quattro percento annuo adesso sa che la musica è cambiata.

C’è troppa liquidità nel mondo finanziario e poca su quello reale che serve per investire e consumare, e i risultati si vedono.

(17.02.2020)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)