La mini bolla dei titoli tecnologici americani

C’è chi dice che il mercato dei titoli legati al settore tecnologico ed informatico Americano (e quindi mondiale) sia in una possibile situazione di bolla speculativa.

Durante le settimane scorse abbiamo assistito a un rally di questi titoli seguito da uno stupefacente tonfo al ribasso, il tutto guidato dagli acquisti sul mercato dei derivati effettuati da un’importante banca d’investimento speculativa Asiatica, la Softbank.

Quando un mercato inizia a diventare oggetto di speculazione e le contrattazioni sui suoi derivati finanziari possono cambiarne profondamente i prezzi siamo in una situazione di instabilità finanziaria.

Per definirla bolla però servono altri elementi, il rapporto tra il valore dei titoli tecnologici e gli altri titoli azionari americani non è così alto dallo scoppio della bolla delle dot.com del duemila; vero è che rispetto ad allora gli utili di queste aziende sono cresciuti di pari passo con il loro valore di borsa.

Per definirla bolla quindi dovremmo parlare anche di una bolla economica oltre che finanziaria, significherebbe affermare che anche a livello economico, di business imprenditoriale, queste aziende tecnologiche siano sopravvalutate rispetto alla situazione attuale.

Visti i profondi cambiamenti tecnologici avvenuti negli ultimi dieci anni probabilmente non stiamo ancora parlando di una situazione di eccessiva valutazione come nel caso degli anni duemila, certo il riacquisto di azioni proprie messo in atto da questi giganti ha alimentato il crescere dei prezzi forse anche oltre il reale valore economico.

In un mondo votato alla digitalizzazione un crollo è improbabile, certo un ridimensionamento e una crescita degli altri settori dell’economia sarebbe comunque auspicabile per bilanciare i rapporti di forza tra i diversi comparti.

Investendo su indici del mercato americano o su indici globali si rischia ormai di concentrare i propri risparmi su queste aziende tecnologiche che pesano tanto all’interno di questi indici, in una buona pianificazione bisogna quindi considerare anche questo aspetto di concentrazione forzata per poter scegliere liberamente dove impegnare il proprio rischio finanziario.

(14.09.2020)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)