Materie prime introvabili, possibili conseguenze

Abbiamo sperato tutti in una ripartenza dei mercati senza “fare i conti con l’oste”, ovvero con il mercato mondiale più grande, quello delle materie prime.

Se si rilancia la produzione e se ci si aspetta un boom di richieste nei vari settori industriali, nel momento in cui si avvera il rimbalzo dell’economia reale le imprese hanno bisogno di materia prima da trasformare.

Prima di tutti è arrivata la Cina. Prima a disperdere per il mondo l’infezione e prima a ripartire con la sua immensa produzione industriale; gli acquisti che sta facendo in giro per il mondo di materia prima hanno svuotato il mercato, sta comprando troppo.

Insieme a lei si stanno svegliando tutte le industrie del mondo “occidentale” e non trovando sui mercati i prodotti da acquistare alzano i prezzi sperando di battere la concorrenza nell’accaparrarsi i materiali di produzione.

Questo giochetto avrà un effetto molto semplice da capire: si alzano i prezzi delle materie prime industriali, si alzano i costi di produzione delle imprese, si alzeranno facilmente anche i prezzi dei beni prodotti e quindi l’inflazione tornerà a galoppare.

Da un certo punto di vista è un bene per l’economia, da un altro punto di osservazione rappresenta un pericolo per il consumatore e risparmiatore perché i suoi soldi perderanno potere d’acquisto soprattutto se la ripartenza in rialzo dei salari e dei redditi sarà più lenta, e lo sarà sicuramente.

Dal ferro all’acciaio, dai polimeri plastici ai materiali rari per produrre batterie e componenti tecnologiche stanno incrementando il loro prezzo a velocità assurde. Più aumentano di prezzo più le imprese per paura che possano aumentare ancora in futuro ne comprano per fare scorte.

In questo modo la salita è esponenziale e non sappiamo ancora l’effetto che farà sui prezzi dei prodotti.

Per combattere questa tendenza l’unico modo che abbiamo è investire sul nostro capitale umano in modo da essere in grado di aumentare conseguentemente anche il nostro reddito da lavoro e investire i risparmi tenendo in considerazione la possibilità di erosione data dall’inflazione.

Esistono titoli di stato legati alle dinamiche inflazionistiche o per chi può sopportare un rischio maggiore titoli azionari che ben si comportano in situazioni di rialzi dei prezzi reali, la scelta come sempre dipende delle strategie e dalle propensioni al rischio di ogni nucleo famigliare.

(22.03.2021)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)