Il riscatto di laurea: bene per i dirigenti ma per gli altri?

Il riscatto di Laurea è uno dei temi più affrontati quando ci si approccia alla pianificazione previdenziale. Sostanzialmente serve per riassorbire gli anni passati sui libri di testo dell’università all’interno dei contributi della nostra posizione previdenziale pubblica. Convertiamo quindi gli anni di studio in anni di lavoro aumentando così annualità contributive utili all’accesso alla pensione e versando nel contempo anche preziosi risparmi per una terza età più ricca. In passato questo istituto è stato molto utilizzato, dato che attraverso il metodo di calcolo retributivo poteva dare grosse soddisfazioni a chi in anni non sospetti aveva deciso di riscattare i propri periodi da laureando. Per quanto riguarda i lavoratori che hanno iniziato laurea e lavoro dopo il 1995 non vi sono grossi vantaggi economici nel riscatto se non la deducibilità dei versamenti dal reddito e la loro possibile rateizzazione in dieci anni. Un vantaggio in questo senso potrebbero averlo i dirigenti iscritti alla gestione separata Inps che prevede un tetto di contributi limite che l’azienda versa al lavoratore in forza del regime di calcolo contributivo. Se però il dirigente in oggetto ha frequentato l’università per qualche annualità prima del 1995 potrebbe riscattare la laurea, passare a un regime contributivo misto e abbattere questo limite aumentando sensibilmente la propria pensione futura a carico dell’azienda. A parte questi piccoli stratagemmi, che si presentano a dir la verità molto raramente, il ragionamento va fatto caso per caso ed ai clienti che chiedono di questo particolare istituto rispondiamo sempre che i vantaggi ormai non vanno più pesati dal lato economico ma che a talune posizioni potrebbe far comodo accumulare qualche anno in più di contribuzione. Soprattutto tra i giovani che hanno faticato ad avviarsi al mondo del lavoro potrebbero servire molto in futuro, considerando anche che solitamente prima si riscattano e meno si pagano visto che il contributo da versare risulta in base al reddito corrente del contribuente.

(15.09.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)