Il verdetto della Banca Centrale americana : ripresa lontana?

Le scelte di politica economica sono ardue, non ne esistono di corrette poiché qualunque decisione porta con se entrambe le facce della medaglia. La banca centrale Americana ha deciso di mantenere invariati i tassi d’interesse; scelta che probabilmente influisce minimamente sull’aspetto quantitativo dell’assetto finanziario Usa ma che incide sugli umori dell’economia mondiale. Dopo aver immesso circa un quarto del proprio Pil in liquidità sui mercati finanziari, il rialzo di un quarto di punto percentuale dei tassi sarebbe paragonabile a una formica che tenta di frenare un elefante in corsa. L’economia statunitense ha rincominciato a correre discretamente ma è ancora lontana dal surriscaldamento, per questo la banca centrale non ha voluto impensierire gli operatori mondiali alzando i tassi e rimandando di fatto l’inizio di una politica monetaria che è, sarà e sarebbe dovuta. Dietro questa decisione vi saranno motivi che neanche riusciamo ad immaginare, giochi di potere e di favori tra intere nazioni soprattutto rivolti a quei paesi che avrebbero sofferto da un rialzo dei tassi come è il caso di molti “emergenti”. Le conseguenze di questa decisione però ci riguardano da vicino e potrebbero essere diverse; se da un lato potrebbe essere accolta favorevolmente in quanto continua a dar fiato a politiche di incentivo economico, dall’altro lato pone un’ombra di sfiducia sulle condizioni economiche effettive della ripresa mondiale. Il tormentone estivo della Cina è nel mirino anche stavolta e l’attesa potrebbe dar tempo a questo paese e all’Europa di incrementare le proprie politiche monetarie espansive; entrambe le nazioni hanno infatti a disposizione ancora molto spazio di manovra per dare una spinta gentile (o robusta) alle proprie economie in stagnazione da un lato e in frenata dall’altro. Ovviamente questo rappresenta lo scenario migliore e per il risparmiatore l’ultima discreta correzione estiva dei mercati azionari sarebbe nel caso un ricordo e non l’inizio di una fase ribassista; se così fosse avremmo ancora tempo prima che qualcuno si accorga dell’eccessivo doping finanziario usato negli ultimi anni.

(22.09.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)