Investire nell'azionario con il momento macroeconomico

Le ultime settimane di mercato hanno ridato slancio alle mire azionarie dei risparmiatori italiani, la possibilità di un rally simile a quello americano degli ultimi cinque anni fa gola a molti ma come sempre dobbiamo confrontarci con la realtà. Prima di approcciarsi alla scelta dei vari settori di mercato chiediamoci in quale momento economico siamo, e soprattutto questo che effetti può dare. A livello Europeo ci troviamo probabilmente nel cosiddetto “early cicle”, l’inizio del ciclo economico espansivo, gli albori della rinascita mentre negli Stati Uniti siamo un po’ più avanti della curva e stiamo già viaggiando sui binari di un momento di espansione economica post ripresa. Il mondo nel suo complesso infine sta continuando la ripresa dopo gli anni bui della crisi e sembra sempre un passo avanti della vecchia Europa. Cosa ci dice la dottrina quindi? Teoricamente in momenti di inizio ripresa andrebbero sovra-pesati i settori azionari legati alle tecnologie e agli industriali mentre sul lato delle materie prime iniziare ad accumulare risorse su ciò che normalmente richiede la crescita economica: metalli industriali e energia. Dato il trend negativo degli ultimi due elementi forse la domanda non è ancora abbastanza alta pur essendo già in una fase economica mondiale che dovrebbe richiederli maggiormente; attenzione però che i cicli economici si son fatti via via sempre più rapidi nell’alternarsi. Un altro appunto teorico nelle fasi di espansione riguarda la preferenza dei comparti obbligazionari a tasso variabile e il sotto-peso in portafoglio dei tassi fissi; come già accennato in altri articoli forse stiamo raggiungendo rendimenti eccessivamente bassi sul comparto obbligazionario e l’inversione di tendenza una volta esaurite le politiche monetarie espansive e raddrizzata l’economica reale potrebbe arrivare molto velocemente. Altri settori da tenere sotto controllo in momenti di ripresa economica sono quelli legati ai consumi “voluttuari”; negli Stati Uniti sono già da tempo sugli scudi complice un grosso risparmio delle famiglie legate al basso costo del petrolio.

(19.03.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)