Le conseguenze di un dollaro forte, benefici e dubbi futuri

I trend migliori dell’ultimo anno? La crescita del dollaro e il calo del petrolio. Queste le risposte che darebbe chiunque abbia ascoltato anche distrattamente la cronaca finanziaria degli ultimi mesi.

Pensate a un’azienda Italiana che esporta in tutto il mondo: il costo di produzione e di trasporto merce gravante sui margini aziendali risicati dalla crisi economica viene completamente stravolto dal calo dei prezzi energetici e l’imprenditore brinda la prima volta.

Se a questo aggiungiamo che nei mercati legati al dollaro Usa (la maggior parte) il mio prodotto costerà meno grazie alla possente corsa del biglietto verde il brindisi diventa euforico.

Semplifichiamo, è vero, ma l’effetto sugli utili di molte imprese del vecchio continente è questo, i margini aziendali respirano e inizia un circolo virtuoso che passerà attraverso il miglioramento dell’accesso al credito, la creazione di posti di lavoro, l’aumento dei consumi interni e così via fino a traghettare un paese fuori dalla crisi economica.

Potrebbe essere un sogno ma speriamo sia molto vicino alla realtà, per ora quello che importa ai risparmiatori accorti è capire fino a che punto il dollaro Usa potrà apprezzarsi contro l’euro, quanto delle politiche monetarie Europee ed Americane risulta già “scontato” dagli attuali prezzi?

In realtà i mercati dovrebbero già aver prezzato correttamente le politiche espansive Europee ma gli stessi hanno un grosso difetto che in questo caso riguarda la creazione e l’infrangersi dei trend di mercato: movimenti prolungati dei prezzi in salita o in discesa sono infatti innescati da ragioni economiche empiriche ma spesso e volentieri proseguono la corsa sulle ali di entusiasmi o panico a seconda della direzione.

Dal momento in cui il trend è sostenuto da motivi prettamente speculativi o peggio ancora emozionali inizia a diventare pericoloso e soprattutto imprevedibile; se nel caso del dollaro fossimo già finiti in questa fase il risparmiatore potrebbe iniziare a riportare l’esposizione verso il biglietto verde nell’alveo di una normale diversificazione valutaria.

Vedremo fino a che punto pagheremo care le vacanze negli States!

(12.03.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)