Un lettore chiede delucidazione sui certificati d'investimento

Apriamo un vaso di Pandora, i certificati d’investimento sono tra i prodotti finanziari più utilizzati al momento ma sono tra i più difficili da comprendere e soprattutto ne possiamo trovare di ogni genere: da quelli più utili e sicuri per il risparmiatore a vere e proprie scommesse ad altissimo rischio. Iniziamo col dire che questi prodotti sono delle confezioni di strumenti derivati che assumono varie forme ed hanno vari profili possibili di rischio-rendimento. Sintetizzando il concetto si può dire che gli istituti bancari possono costruire e vendere, in gergo collocare, ai risparmiatori prodotti su quasi tutto ciò che è a mercato. Gli istituti finanziari attraverso le commissioni di collocamento, più o meno alte a seconda dei casi, si ripagano delle spese per aver confezionato il prodotto e quasi sempre questo viene poi scambiato sul mercato secondario. La prima utilità del risparmiatore è sapere che sul mercato secondario al quale tutti accediamo, possiamo comprare questi certificati senza pagare le commissioni di collocamento e quindi con un discreto risparmio. I principali certificati d’investimento si legano ad indici azionari o ad azioni e mirano a proteggere il capitale da un lato o ad aumentare il rendimento possibile dall’altro; divenendo a volte forme ibride tra azioni ed obbligazioni propongono profili di rendimento tra i più svariati. In Italia esiste un’associazione, Acepi, che si occupa principalmente attraverso il suo sito internet di fornire formazione ed informazione su questi prodotti. Insieme ai prodotti citati in precedenza esistono infatti derivati che aumentano l’effetto di rialzi o ribassi del sottostante fino a dieci volte tanto, in questo modo divengono strumenti molto rischiosi e non adatti a un risparmiatore non ben formato. Non di poco conto poi vale il considerare che i proventi derivati da questi strumenti sono compensabili con le minusvalenze accumulate in passato su strumenti azionari o similari; in Italia vi sono molte situazioni di grandi minusvalenze accumulate e l’uso idoneo di questi prodotti potrebbe giovare a molte posizioni fiscali.

(28.05.2015)

(rubrica a cura del dott. Andrea Rizzini - Consulente ed Analista Finanziario Indipendente)